Winter’s gate

WINTER’S GATE – LE PORTE DELL’INVERNO  

(PARTE I – STRAGE DI LUNA)
Il mare imbrinato ci circonda.
C’è il profumo dell’inverno imminente.
Ascoltate l’ululato del vento!
La canzone dal seno dell’oceano!
Lontano alle nostre spalle
un fumo nero ancora s’innalza.
Le case del Dio del sud sono state rase al suolo dagli zoccoli ferrati.
Gli zoccoli ferrati.
E’ il tempo della strage di luna.
Niente sole. Cieli senza stelle.
Salpiamo verso la fine del mondo
per abbracciare la nostra corona o il destino di sventura.
E’ il tempo della strage di luna.
La stagione delle nebbie.
Solchiamo l’oscurità
e affondiamo nella notte gelida.
Nella notte gelida.
Il mare sinistro ci spinge via.
C’è profumo di templi in fiamme.
Ascoltate il mugghiare delle onde!
La canzone degli abissi!
Siamo distanti dalle coste familiari
e l’inverno ci tallona.
Guidati dalla fame e dall’avidità,
verremo presto inghiottiti dal grande verme.
Il grande verme.
(PARTE II – IL LUPO DORATO)
Là, in mezzo alla foschia, sorge una solenne montagna.
La sua vetta sfiora il cielo grigio
e silenziosi abeti rossi vegliano sulla costa.
Là ci aspetta un sorriso.
Un premio degno di una leggenda.
Là ci aspetta un lupo dorato.
Una bestia con sei gambe.
Ci aspetta un ridente premio.
E ancora io ti cerco.
Ancora attendo di trovare la tua ombra nella notte più oscura.
Ancora porto con me i fiori della sofferenza
e ancora porto con me i fiori della solitudine.
Che razza di scherzo di Dio è questo?
Ci sono bottini e ricchezze qui alla nostra portata,
ma non ancora a una distanza adeguata.
Non ancora a una distanza adeguata.
E ancora io ti cerco.
Ancora attendo di trovare un luogo dove il dolore non penetri.
E ancora mi soffoca come un’estranea e gelida mano.
E ancora mi ustiona come la lingua di una vipera.
Meglio sarebbe giacere su un letto di fango
e rimirare il volto della luna da sotto le onde.
Meglio sarebbe riposare su un letto di melma
dentro l’utero dell’oceano
e sognare i giorni da tempo perduti.
I giorni da tempo perduti.
Senza sole. Senza stelle.
Senza un cammino è questa strada.
(PARTE III – ALLE PORTE DELL’INVERNO)
Ancora porto con me i fiori della sofferenza
e ancora porto con me i fiori della solitudine.
Sul fianco della montagna si apre un passaggio dall’aspetto cupo.
Guarda verso nord
e attende nella solitudine.
Bloccano l’accesso all’interno
enormi portali di pietra,
non costruiti da uomini mortali
e non atti a lasciarci passare.
E il vile trucco di déi irascibili?
Ci sono bottini e ricchezze qui alla nostra portata,
ma non ancora a una distanza adeguata.
Cammino a testa bassa 
e il vento mi soffia attraverso il cuore prostrato.
Leggera come un uccellino tra le mie braccia
lei scruta fino al fondo della mia anima.
Notizie funeste giungono dal nord.
Greve è il tono di questa notte.
E’ opprimente l’oscurità intorno a noi
e il peso del tempo ci schiaccia.
Nessuno canterà stanotte.
Nessuno lascerà la pira.
Sognando del lupo dorato,
temiamo la forza dell’inverno.
(PARTE IV – IL PORTONE SI APRE)
Ascoltate il suono riecheggiare nella vostra carne,
attraverso il terreno e nel cielo.
Un ruggito fragoroso,
simile al latrato di un tuono
e qui rimbomba la voce della sventura.
Nere nubi s’impadroniscono della volta celeste
e scatenano tutta l’ira dell’inverno.
Sorgerà con un volto bianco e senza voce
dal cuore della terra e dalle viscere della montagna.
La tempesta ci sommerge coi suoi turbini pallidi e grigi.
La rovina si abbatte su di noi,
vendetta degli déi dissoluti.
Qui alla fine del mondo tremeremo,
molto oltre i mari infidi.
Qui ci nascondiamo, strisciando alla ricerca di un riparo,
lontani dalle familiari coste.
Sorgerà con un volto bianco e senza voce
dal cuore della terra e dalle viscere della montagna.
Divorerà il sole e la terra.
La terra, le foreste e il mare.
Divorerà il sole.
Cerco di avanzare, la neve fino alle ginocchia
e il vento mi sferza il viso congelato.
Nessuna direzione. Nessuna speranza.
Chiamo il suo nome nel biancore.
Là, nel gelo rabbioso, colgo la sua figura.
La paura della morte mi fissa attraverso i suoi occhi.
Nell’ululato del vento si leva un grido.
Qualcosa si muove tra i mulinelli di neve.
Creature partorite dal furore dell’inverno.
Ci si stringono addosso!
Al di là della bocca della grotta
vedo una fenditura nel muro di roccia
e mi apro la strada nel buio.
Una bestia schianta il terreno alle mie spalle
e oscura interamente ogni luce.
Sento il grattare della pietra contro la pietra.
Sto strisciando nell’abisso dell’oscurità.
(PARTE V – L’ULTIMA RESISTENZA)
La fiamma è debole e fioca.
Siamo un cerchio di uomini tremanti,
racchiusi nel freddo eterno.
In una notte infinita. Nel buio perenne.
Il gemito del vento instancabile 
si confonde con le urla ovattate.
La fiamma si spegne in un sol respiro.
La fine è giunta.
Usciti dalle tenebre e dal gelo.
Emersi dalla notte, eccoli arrivare.
Crudele è la risata e spietato è il destino.
Disumana è la volontà dell’inverno.
Inesorabile è la battaglia
e amara è l’ultima resistenza.
Perdizione e rovina.
La stretta di ghiaccio li intrappola.
Qui alla fine del mondo il gelo della morte li rapirà.
I signori del mare aperto sono stati abbattuti nella neve.
Non c’è modo di sopportarne la furia
e non c’è verso di scacciare via i demoni.
Divora il sole e la terra.
Divora le foreste e il mare.
E ci divorerà tutti!
(PARTE VI – NEL SONNO)
Cantami una canzone di serenità.
Cantami della primavera e del mare.
Cantami una canzone silenziosa.
Cantami della speranza e cantami del sonno.

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