SATURNALIA – SATURNALIA
(Tullius)
“Sono così fiero di te, mio leale servo!
Il primogenito è ormai morto bruciato vivo.
Hai appiccato il fuoco alla sua tenda mentre dormiva.
Helios, l’erede della famiglia Adepphius.
Festeggiamo questo giorno glorioso con un brindisi!
Facciamoci inebriare dai profumi dell’uva!
Lucius, vai nella cantina e trova l’anfora!
Quel tesoro rosso dai monti Cimini!”
Ma una pupilla decide di far inciampare il servo.
Il vino si rovescia e il Domino va su tutte le furie.
(Tullius)
“Satyricon! Il mio prezioso vino!
Satyricon! Morirai su questo pavimento!”
(Lucius)
“Oh, che dolore!
Il bastone di Tullius mi colpirà ancora?
Sto per morire?”
(Hecatia)
“Svegliati!
I festeggiamenti hanno inizio
e oggi gli schiavi sono liberi!”
(Sacerdotessa)
“Perché non infili il tuo nome nell’anfora, mio caro?
Fa attenzione al destino
che può creare anche mostri!
Egli è il prescelto
e guiderà tutti gli altri supportato da forze infernali.
Lucius! Ti nomino “Re con le corna”!
(Lucius)
Una tunica scarlatta mi avvolge.
Sento d’indossare una maschera d’oro.
Sono stregato dagli abissi della Terra
e Saturno scorre dentro di me.
Dov’è il mio vino? Perché è pulita?
Vedo la mia coppa ancora vuota.
Tullius Murena! Vieni qui e versa!
Per Saturno! Muoviti! Veloce!”
Anche nel rosso certe cose possono fare ritorno.
Saturnalia! Saturnalia! Saturnalia!
(Tullius)
“Sono così fiero di voi, mie servi spavaldi!
Ho una missione segreta per voi,
poiché siete i più coraggiosi che abbia mai conosciuto.
Preparatevi a un compito davvero gratificante.
Ho un regalo per la madre di un mio figlio bastardo.
Avanti, portatele il mio medaglione!”
(Lucius)
“Il cuore più puro trafitto a morte.
Tutto ciò per cui valeva la pena vivere.
Come potrò sopportare questa angoscia?
Prenditi la mia vita con la tua fredda lama, Tullius!”
(Lucius)
“Padre, sei tu?
Madre, sei tu?
Sono felice di essere morto
e finalmente sono a casa”.
Non è ancora il tuo tempo.
Svegliati!
(Sacerdotessa)
“Rialzati nelle tenebre, amico mio!
Siamo nel tempio della dea Laverna,
che protegge gli inferi, i ladri e gli impostori.
Ha un compito per te
ed è per questo che respiri.
Lei è morta, lo sai
e la tua brama di vendetta straripa.
Tullius non ha avuto pietà
e vi ha puniti entrambi,
invocando su se stesso l’ira di Saturno.
Abbraccia questo cammino!
Ora sei un figlio di Laverna.
Porgimi la tua mano sinistra
e offri questo grano a Laverna!
Osserva le candele sull’altare
e prendi un sorso di questo infuso!
Omaggia lo scheletro col mantello nero!
Ora sei un figlio di Laverna”.
(Lucius)
“Quasi mi si apre la vista.
Ecco il giuramento che devo portare a termine!
Una luce fiammeggiante riempie la grotta
e il fuoco mi strappa la pelle.
Gli déi parlano di vendetta.
Tuonano dentro di me
e il mio cuore è in fiamme grazie alla loro rabbia.
S’incendiano le mie labbra
e sono eclissato,
come ceneri nel vento.
Mi sento scorticare e gli occhi mi si incendiano.
Nel divino mi sciolgo
e risorgo nel fuoco.
Tutto ciò che conoscevo non c’è più
e quello che amavo non è stato risparmiato.
Cercherò il grasso nel petto di qualcuno
e porterò a termine la mia missione”.
(Madre di Helios)
“Sei davvero tu, figlio mio?
Che cosa ti hanno fatto, amore mio?
Ho pianto così tanto, figlio mio!
Sangue del mio sangue.
Ho dovuto affrontare il dolore.
C’è un banchetto da celebrare!
Ho dovuto affrontare l’odio.
Un banchetto di fiamme!
(Tullius)
“Sono davvero arrabbiato con te, inutile servo!
Il primogenito non è morto. E’ vivo!
Il mio piano va in fumo
ed è tutta colpa tua!
E’ ovvio che hai mentito
e farò scorrere il tuo sangue.
Ti strapperò la pelle con le sferzate della mia frusta.
Ti ritirerò fuori le tue promesse dalle labbra”.
(Madre di Helios)
“Helius Adepphius.
Pensavamo fosse morto.
“E’ tornato dopo dieci tristi anni!
Alzate le coppe! E’ tornato!
Sento i vostri bisbigli. Aspettate!”
Nessuno è bello quanto un figlio per una madre.
(Lucius/Helios)
“Il sole brilla sulla mia maschera d’oro,
ma sotto si cela il peso di un crimine,
troppo terribile per essere confessato.
Dovrò vivere con esso per sempre
e ricordare in eterno il dolore che hai causato.
Il mio volto è stato ustionato da un amico
ed egli siede qui vicino.
Vedo il suo viso. I suoi occhi fissi.
Tullius, sei qui?
Questo è il mantello di uno dei tuoi servi
e guarda questo medaglione! Cosa vi è scritto”.
“Tullius Murena, sì l’ho visto anch’io!”
dice un uomo vestito di blu.
Anche nella morte certe cose possono fare ritorno.
Saturnalia! Saturnalia! Saturnalia!
Grazie alla falce il vecchio e il giovane
rigeneriamo dalla luce nelle tenebre.
(N.d.T. Roma 86 A.D.
Flacco, Pater Familia della famiglia Adepphius,
muore nel suo letto.
E’ tempo per il suo unico figlio, Helios,
di ritornare a casa dalla guerra.
Egli sarà proclamato Pater Familia
ed è accampato a pochi chilometri da Roma.
Tullius Murena, un nobile, però non gradisce il suo ritorno
e vuole ottenere per sé terre e potere.
Per questo invia un suo servo a bruciare la tenda di Helios,
il quale muore tra le fiamme.
Tullius decide di festeggiare tra i suoi
e ordina al suo servo Lucius di prendere uno dei vini migliori.
Una pupilla del nobile fa inciampare Lucius e il vino si rovescia.
Tullius lo punisce severamente con il bastone.
Qualche giorno dopo Hecatia, una serva fidanzata con Lucius,
lo avvisa che è il giorno dei Saturnalia,
in cui ogni servo può essere libero.
La sacerdotessa invita tutti a infilare il proprio nome scritto su un sasso
in un’anfora da cui verrà estratto il Re dei Saturnalia.
Viene estratto il nome di Lucius, il quale,
ammantato di scarlatto e incoronato con una maschera,
ordina a Tullius di portargli del vino.
Hecatia fa inciampare Tullius e tutti lo scherniscono.
Il giorno dopo Tullius ha deciso come vendicarsi.
Ordina a Lucius e Hecatia di portare un suo medaglione
in dono alla madre di un suo figlio bastardo.
Lungo il cammino sorprende i due, accompagnato dai suoi uomini
e prima fa violentare e uccide Hecatia e poi trafigge Lucius con la spada.
Quaranta giorni dopo Lucius si risveglia
nel tempio della dea Laverna.
La sacerdotessa che aveva estratto il suo nome lo informa
che è vivo soltanto grazie alla dea
e che, avendo Tullius indispettito Saturno, deve pagarla.
Così Lucius potrà avere la sua vendetta.
Con un rito Lucius si ustiona il volto
e bendato torna a casa con l’armatura di Helios.
I servi avvisano subito la madre di Helios
e lei, piena di gioia, indice un banchetto a cui invita tutti.
Un suo servo le fa notare che quelli non sono gli occhi di Helios,
ma alla madre non interessa.
Chiunque sia quell’uomo diventerà Pater Familia degli Adepphius.
Intanto Tullius, appresa la notizia,
è irato con il suo servo che non ha portato a termine il compito
di uccidere Helios e lo fa frustare.
Alcuni giorni dopo, al banchetto, sono tutti presenti.
Helios compare e dice di portare una maschera poiché
un suo vecchio amico gli ha teso una trappola
e ha cercato di bruciarlo vivo.
Il suo volto è orrendamente ustionato.
Accusa Tullius, che ovviamente nega.
Ma Lucius/Helios ha le prove: il mantello tipico dei servi di Tullius
e il medaglione che gli aveva consegnato e che gli appartiene.
Tutti accusano Tullius di tradimento
e un magistrato presente ordina di gettarlo giù dalla rupe Tarpeia,
cosa che viene fatta immediatamente).
