Tenebra

MALEVENTO

Dormo nel mio sudario ignobile.
Tra fredde mura assaggio il buio intorno a me.
La vita striscia nelle mie vene
come se fosse un serpente
che mi seduce e scivola.
Divora il frutto delle gambe pallide
e col veleno infetta il seno e il ventre
e inocula il seme.
Danzerò sotto la luna e il vento.
Fremerò tra tenebre e sgomento.
Lunga e ingannevole è la via dal sonno eterno
alle colline e al crocevia di Malevento.
Rido tra gli argini delle mie labbra fredde e scure,
affette da una malattia.
La voglia sale e mi consuma languida,
come il serpente che mi condanna e scivola.
Divora il frutto delle gambe pallide
e col veleno infetta il seno e il ventre
e inocula il seme.

MATER TENEBRARUM – MADRE DELLE TENEBRE

Brucia come il ghiaccio di mille Siberie
la vita che si agita in grembo.
Asciuga il mio ventre,
martoria il mio seno l’ombra che mi segna coi denti.
Ho respirato polveri e fuochi di Pompei.
Succhiato il Mare Morto alla sua foce.
Ho suggerito impavida l’inganno degli Achei.
Ho visto Dio annaspare sulla croce.
Nera come il fango e la coscienza di Caino
l’ombra ingoia i miei sensi.
Sedotta dalle favole di un’immortalità
senza amore, né gloria.
Strega per inganno e madre per amore
soffro il male che do.
Spoglia le mie gambe,
placa le mie voglie,
ma subito svela l’inganno
che non esiste gioia senza cicatrice.
Ho l’anima sepolta nel fango.
Scelsi di seguire un amore nato male,
che la guerra mi ha rubato
e restituito in poche ossa
e per nutrire il frutto di un amplesso consumato
di fretta nella culla di una fossa,
stipulai quel patto che gonfia le narici
e apre le tue gambe a un altro dio.
Un sacrificio immondo per vendicare l’odio
e salvare un’altra vita dall’oblio.

VIOLANTE AVEVA UN OSSO DI CAPRA

Violante aveva un osso di capra.
Lo usava per romper le noci.
Violante aveva un osso di capra.
Lo usava per contare i giorni.
Ma un giorno la capra disse a Violante:
“Violante, il giorno è arrivato!”
Ma un giorno la capra disse a Violante:
“Violante, il giorno è oggi!”
E allora Violante partì,
lasciando alle spalle l’attesa dei giorni.
Conobbe l’amore.
Imparò le stagioni.
In Primavera la vita risorge.
L’Estate imbionda la terra.
L’Autunno riscalda la legna.
L’Inverno ti sbianca la pelle.
Violante aveva una coda di paglia.
Volava sui pini del bosco.
Violante aveva una coda di paglia.
Volava sui campi ed il bosco.
Ma un giorno la scopa disse a Violante:
“Violante, è tempo di andare!”
Ma un giorno la scopa disse a Violante:
“Lo sai che ci sono altri cieli?”
E allora Violante partì,
lasciando alle spalle la valle d’Ansanto.
Trovò un altro amore
ed altre stagioni.

TENEBRA

Tenebra, che cosa sei?
Tenebra, che cosa vuoi?
Non lo sai che la vita è un sogno
e svegliarsi fa male,
come tremule viole d’Aprile
già bruciate dal sole?
Tenebra, vattene via!
Tenebra, lasciami sola!
Non lo sai che la vita è un soffio,
come il vento d’Estate
che prosciuga la vita dai boschi,
dalle foglie bagnate?
Tenebra, stringimi forte!
Tenebra, dove mi porti?
Non lo sai che il tempo è un inganno,
come il cielo d’Ottobre
che colora le piante di luce
e le gonfia di febbre?
Tenebra, portami via!
Tenebra, porgimi il cuore!
Non lo sai che la vita è un sogno,
come un campo d’Inverno
che nasconde la vita e la morte
come un grembo materno?

MEPHIS – MEFITE*

Irrespirabile tra boschi, fronde e vie
si cela dea Mefite.
La bocca dell’inferno quieta aspetterà
per risucchiarti l’anima.
“E non avrai padroni
se santifichi il mio nome.
Riversa il cuore in un calice di fango!
La vita nasce e muore”.
Tra le spire fragili di un’altra eternità
del respiro di una dea non ricorderai niente.
Mefite, accogli la preghiera disperata
di una figlia senza casa!
Apri la porta dell’abisso dietro te
e mostrami la strada!

Note: *(Divinità associata ai benefici di fanghi e acque sulfuree)

CERA

Cera di lutto.
Gocce di candela
disegnano lo spazio e il tempo intorno a te.
Il fuoco brucia l’aria di pianto e malattia.
Lamenti di dolore ti trattengono,
ma ascolta! Ricorda!
Segui la fiamma sulla cera
e poi vola via dove i cieli si congiungono!
Sciogli i drappi neri della tua agonia
e afferra quelle mani che ti aspettano!
Perché non vuoi portarmi via con te?
Perché tu vuoi lasciarmi al mio dolore?
Vegliano ancora la vita che non c’è.
Piegate dalla fede il lutto affrontano.
Fiamme di cera s’incrociano nel buio.
Silenti nella sera il gelo filtrano.

IL CANTO DEI MORTI

Tornerò con le mie spoglie,
nuda nel letto del buio.
Con le mie sfioro le labbra informi dell’oscurità.
Le inibizioni calano all’ombra della luna.
Fra le mie braccia pallide versa i sensi!
Il mondo finirà con noi.
I sogni cancellano il tempo
e ti uniscono a me.
Volano i corvi nell’ombra.
Intonano il canto dei morti
e si stringono a me.
Non ho che nella mia bocca il gusto dell’oscenità.
“Così sia!”
Prego con versi neri di necromanzia.
Tornerò le prime sere di Agosto,
quando le lucciole infestano i campi ed il bosco.
Io ti troverò,
dovessi scavare una fossa coi denti
e ti porterò dentro il mio letto di terra,
all’ombra di lapidi e pioppi superbi.

VOLANO I CORVI

Volano i corvi nel cielo della sera.
Disegnano cerchi nel vento.
Posano stanchi sul tetto della chiesa.
Vegliano il campo e le case.
Ho amato l’Estate.
La schiena sul prato.
I baci nascosti nel fieno.
Le spighe di Luglio.
Le stelle di Agosto.
Le more silvane nel seno.
Cantano i grilli nel cielo della sera,
orchestra smeralda nel grano.
Brillano al buio le lucciole in festa,
tempesta di fiamme nel vuoto.
Ho amato l’Estate.
I cervi e le fate si stringono intorno alla sera.
Le fiabe dei vecchi contate ai bambini
colorano sogni divini.

OR POSERAI PER SEMPRE

Sogna nel buio!
Prega i tuoi demoni!
I tuoi demoni di polvere e fumo!
Bevi la fine dai rami di bacche
che grondano morte e silenzio!
Or poserai per sempre,
stanco mio cor!
Perì l’inganno estremo ch’eterno mi credei.
Amaro e noia la vita.
Altro mai nulla.
Né dei miei sospiri è degna questa terra.
Sfiora le ombre con dita di morte!
Già morte le labbra e la fronte.
Cerca nel sogno la luce del volto
che mormora frasi d’amore!
“Sognare oppure no?
Tra questa e un’altra età
il cuore uccide la ragione
e resto qui tra le fiamme del tempo”.

VER SACRUM – PRIMAVERA SACRA*

Notte scorri gelida.
Mamerte** guarda noi.
I canti scaldano di più del fuoco intorno a noi.
Chi parte insieme a me mai più ritornerà,
seguendo il lupo che il suo nome ci darà.
Le rupi che disegnano lo spazio intorno a noi,
tra i rivi che da secoli dissetano gli déi.
Un Adriatico di pascoli e foschie,
“Irpinia fertile”, ti chiamerò così.
Le civiltà di secoli ci insegnano che in noi
rivivono la forza ed il coraggio degli eroi.
Dei Pentri e gli Osci*** il sangue antico scorrerà
tra valli e monti di una terra senza età.

Note: *(Festività di origine arcaica celebrata in tempo di carestia e pressione demografica)
**(Marte)
***(Popolazioni di origine sannitica)

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