Emerald seas – Solveig – Gods of debauchery (Spiegazione)

Solveig, Emerald seas (il prequel) e Gods of debauchery compongono la trilogia di una storia fantastica.

EMERALD SEAS

In un universo immaginario e secoli fa,
Solveig nasce in un villaggio di pescatori del freddo nord.
Suo padre pesca e sua madre lavora in una bancarella al mercato
ed è così che si guadagnano da vivere.
Solveig non passa molto tempo con gli altri bambini,
ma preferisce la compagnia di un ragazzo,
sempre allegro e dedito al violino,
sulle cui note lei danza lungo il fiume
nei boschi vicini a casa
o di una stravagante e anziana signora che vive al limitare della città.
Una donna gentile che regala sempre dei dolcetti a Solveig,
sul cui conto si dice che sia una strega.
Ormai diventata grande,
il padre di Solveig le insegna a navigare
e le narra storie su quanto sia immenso il mondo
e su tutto quello che c’è da vedere.
Le racconta di un’isola a est, ai confini del mondo,
dove scorre la Fonte della Giovinezza,
custodita da un’antica bestia chiamata L’Affondatore di mondi,
cacciatrice dei marinai senza speranza.
Il messaggio è per farle capire quanto sia importante
tenere sempre accesa una fiammella di speranza nel proprio cuore.
Poco prima di morire, l’anziana signora benedice la nave di Solveig.
Saprà sempre condurla al cuore dei suoi più profondi desideri,
a patto che la sua meta rimanga chiara.
La nave viene ribattezzata “Grande Spartiacque”.
Solveig raggiunge la maggiore età
e decide di lasciare casa alla volta dell’isola a est,
per trovare la Fonte della Giovinezza.
Se ottenesse la vita eterna avrebbe poi tutto il tempo
di visitare il mondo e tutte le cose bellissime descritte da suo padre.
Passa dieci anni a raccogliere indizi, frammenti di informazioni e false piste alla ricerca dell’isola,
tenendo duro affinché la sua fiamma interiore rimanga accesa.
Ormai adulta e stanca,
una sera fa attraccare la Grande Spartiacque in porto per un’ultima sosta,
prima di terminare il lungo viaggio dove crede sia situata l’isola.
A cena, in un’affollata locanda,
incontra il suo amico d’infanzia, il ragazzo bardo,
che suona lì per la clientela.
Trascorrono la notte insieme
ed è la prima volta, da molto tempo,
che entrambi si sentono vivi.
Al mattino lei gli chiede di unirsi al viaggio,
ma egli rifiuta poiché preferisce inseguire i propri sogni.
Solveig allora riprende il mare,
spronata da una nuova energia verso la Fonte della Giovinezza.
La Grande Spartiacque, avvertendo però che il suo viaggio non è più puro,
comincia a navigare in cerchio
come riflesso dell’incertezza di Solveig.
Lei si sente come se fosse impossibilitata a raggiungere la sua destinazione
e come se, dopo dieci anni ad accumulare stanchezza,
la sua speranza fosse tramontata.
Il guardiano dell’isola, un antico kraken*, sale in superficie
e Solveig capisce immediatamente che si tratta dell’Affondatore di mondi,
descritto nelle storie da suo padre.
Logorata ed esausta accetta il proprio destino
e il kraken la divora in un solo boccone
insieme a tutti i relitti della Grande Spartiacque.
Solveig si sveglia intontita nel ventre della bestia
e il suo corpo sta morendo,
intaccato dagli acidi gastrici del kraken.
Comincia ad avere delle allucinazioni:
i suoi genitori, il suo amore, gli ultimi momenti di felicità.
Sa che non avrà mai più occasione di rivederli.
Non ha alternative che dir loro addio.
Mentre sta scivolando nelle tenebre,
il relitto della Grande Spartiacque percepisce che il suo capitano sta morendo
e, da dentro il ventre del kraken,
spinge verso l’unica cosa che potrebbe salvarla: la Fonte della Giovinezza.
Il kraken si arena sull’isola
e nella quiete Solveig si sveglia per l’ultima volta.
Raccoglie le poche forze residue per strisciare fuori dalla carcassa fin sulla spiaggia
e si accascia nei pressi di un piccolo ruscello.
Un ultimo sorso di acqua limpida e un ultimo sguardo verso il sole.
La sua impresa alla fine è compiuta
e può riposare per sempre,
ma l’acqua comincia a risanare il suo corpo
e le garantisce l’immortalità.
Anche se non lo comprende ancora fino in fondo
la sta trasformando in qualcos’altro.
Qualcosa di simile a una sirena.
Ma più la sua umanità si dissolve
e più una terribile forma demoniaca prende forma in lei.
Giura di ritrovare il suo innamorato,
anche se in realtà non può nemmeno lasciare l’isola.

Note: *(Mitologico e immenso mostro marino simile a una piovra)

SOLVEIG

Le anime dei morti possono andare in un’unica direzione nell’aldilà:
o sopra o sotto.
Devono essere raccolte e guidate alla loro destinazione dal Custode di anime,
una sorta di guardiano che agisce tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Deve esserci sempre un Custode delle anime
e Solveig eredita questo compito
a seguito della morte dell’Affondatore di mondi.
Alcuni potrebbero vederlo come un compito meraviglioso e nobile.
Altri come una terribile maledizione.
La notte è scesa sull’isola
e, sebbene siano trascorse molte stagioni,
la luce del sole non è più tornata.
Solveig non può morire, ma nemmeno andarsene.
Si è fino a quel momento aggirata sul fondale dell’oceano,
dove ha dovuto sopportare l’agonia di un perenne affogamento.
L’isola è una specie di purgatorio per le anime perdute
che vi esistono fisicamente,
ma su un differente piano della realtà.
Qui il tempo scorre diversamente.
Dopo aver ricostruito la Grande Spartiacque
grazie ai suoi nuovi poteri di Custode di anime,
Solveig pattuglia l’immenso mare notturno
per raccogliere le anime dei perduti dalle acque e guidarle sull’isola.
Là le interroga sui loro affari terreni rimasti in sospeso.
Alcune hanno perduto l’amore.
Altre hanno combattuto i propri vizi.
La maggior parte, durante la loro breve parenesi mortale,
si sono ridotte ad essere come giocattoli rotti.
Lei offre loro ciò di cui ritiene abbiano bisogno per essere felici
e in cambio loro restano sull’isola, anziché andare in alto o in basso.
L’appagamento che ricevono
è ciò che lei non è riuscita a ottenere durante la sua stessa vita.
Chiama l’isola “Lo Spettacolo dei sogni”,
dove qualunque cosa possa essere sognata diventerà realtà.
Un sogno che lei e la sua anima perduta hanno già fatto.
Dissolutezza senza limiti, imponenti architetture, musica meravigliosa,
cibo squisito, amanti perfetti. Qualsiasi cosa sia immaginabile.
L’isola di fatto si trasforma nella vecchia città che sua padre le descriveva.
Traboccante d’arte, attraversata da centinaia di canali
e piena di castelli svettanti su scogliere a picco sul mare.
Col tempo però ogni anima perde interesse per le gioie dello Spettacolo dei sogni
e diventa soltanto un guscio vuoto,
prima di salire in cielo
e fondersi col lugubre e costante bagliore che illumina la città.
Nonostante tutti i piaceri materiali che si possono sognare,
anche Solveig si sente sempre più esausta.
Il tempo passa, ma lei non invecchia.
Diventa soltanto più demoniaca nell’aspetto,
man mano che la sua umanità si annulla
e fatica a preservare il fascino della sua esteriorità di sirena.
Una notte, durante il solito giro di controllo,
Solveig trova l’anima del ragazzo bardo, il suo amore in vita.
Egli non la riconosce nella sua nuova forma,
ma acconsente comunque a far parte dello Spettacolo dei sogni,
come ogni anima prima di lui, dopo una vita di fatiche e delusioni.
Si domanda se sia la scelta giusta,
poiché non riesce a liberarsi dell’inquietante sensazione
che la luce sospesa sulla città gli infonde.
Passa la maggior parte del tempo sdraiato sulla spiaggia
a osservare le stelle e il mare,
cercando di capire perché non riesce a sentirsi in pace.
Solveig se ne accorge e prova a convincerlo
che l’isola sia un luogo meraviglioso dove vivere
e che si prenderà più cura di lui.
Le rassicurazioni non lo confortano,
così lei gli racconta che era umana quanto lui un tempo.
A lungo ha desiderato di poter scappare dall’isola,
senza che ce ne fosse la possibilità.
Come si può sperare di fuggire dalla morte?
Egli non prende bene la rivelazione.
Una tempesta si sta scatenando sull’orizzonte
e, non appena Soveig lo lascia solo,
egli si costruisce una zattera con pezzi di legno raccolti sulla spiaggia,
sperando di riuscire a salpare.
Qualsiasi direzione andrà bene,
anche se questo significherà essere fatto a pezzi e inghiottito dalla tempesta.
Nonostante riesca a percorrere una discreta distanza,
il nubifragio distrugge la zattera ed egli affonda,
vivendo la stessa esperienza già vissuta da Solveig:
il tormento di continuare ad affogare.
Il dolore lo porta a una certezza:
ha sbagliato a scegliere di rimanere nello Spettacolo
e ora non sembra esserci modo di tornare indietro.
Solveig lo salva in una delle sue ronde e gli chiede perdono.
Gli rivela della sua vita passata
e di avergli donato il suo ultimo respiro.
Egli non capisce come ha potuto non riconoscerla prima.
Forse sono già trascorse molte vite?
In ogni caso sa che lei non ha un piano
che scongiuri di restare in quel decadente purgatorio per il resto dell’eternità.
Avendo finalmente risolto la principale questione rimasta in sospeso,
Solveig raccoglie le forze per invocare il sole
e incenerisce lo Spettacolo dei sogni e tutto ciò che vi ha creato,
permettendo così alle anime di andare nel luogo a cui sono destinate.
Trasmette poi tutte le sue rimanenti energie al suo amato,
sperando che abbia una seconda possibilità di vivere una vita felice.
Solveig e lo Spettacolo si riducono in cenere
e l’anima del ragazzo bardo rinasce a nuova vita.

GODS OF DEBAUCHERY

Deve sempre esserci un Custode di anime.
Poiché non c’era nessuno che potesse succedere a Solveig,
le viene negata la morte definitiva
ed è costretta a tornare ai suoi compiti.
Dopo aver governato a lungo sullo Spettacolo dei sogni
e, prima ancora, aver cercato per anni l’isola,
lei desidererebbe soltanto riposare e si ribella a questa imposizione.
Non sa quanto tempo sia passato con esattezza,
ma nel frattempo il mondo è cambiato
e sa che la sua casa ormai non esiste nemmeno più.
Almeno non per come se la ricorda.
Non c’è più modo di tornare a qualcosa che le sembri familiare.
Rispedita nella vita ha una scelta da fare:
proteggere l’anima dei suoi cari, ovunque essi siano,
restando legata per sempre ai suoi compiti di Custode.
Oppure lottare per reclamare la propria umanità
dalla forma demoniaca che alberga dentro di lei,
rimuovendo da sé la parte più pericolosa
e permettendo al suo potenziale di trovare un giorno felicità e pace.
La prima scelta sembra molto meno ardua,
così crea magicamente una nuova nave
e un equipaggio di scheletri da cui trarre energia.
Nello Spettacolo dei sogni questo assorbimento significava gioia ed energia spirituale,
ma nel mondo dei vivi è molto più simile a una forma di vampirismo.
Lontano dall’essere la soluzione ideale, (e Solveig lo sa),
ma infinitamente più semplice.
Ritorna allora alle sue vecchie mansioni, da porto a porto,
attirando i perduti sulla sua nave e nutrendosi di essi.
Durante una notte in mare, Solveig ripensa
a tutte le cose che si era prefissata di fare lasciando casa.
Ai suoi occhi luminosi e pieni di speranza.
Capisce che tutta la sua stanchezza,
dopo aver permesso al demone di consumarla,
è dipesa interamente dalle sue colpe.
Si odia per questo
e si sente come se non ci fosse più la possibilità di ritrovare la pace.
Comprendendo ciò che ha fatto,
si chiede se potrà sbarazzarsi del demone e delle sue incombenze
e tornare in qualche modo a una versione più pura di sé.
Da qualche parte lontano intanto il ragazzo bardo ha acquisito una certa notorietà,
cantando canzoni su qualcuno che non riconosce più,
ma che ricorda di aver perduto.
Anche Solveig ha fatto esperienza di questo profondo disagio,
ma a differenza sua ne conosce bene la causa.
Solveig decide che è venuto il momento di fare un serio cambiamento.
Non soltanto vuole reclamare la propria umanità,
ma anche accettare il ruolo di Custode delle anime.
Il fantasma di suo padre le appare e le augura ogni bene,
mostrandole l’amore che provano per lei sia lui che sua madre.
Solveig si domanda che rapporto possa ancora avere
con tutto quello che appartiene alla sua precedente vita.
Quel periodo le sembra distante ed estraneo
e i suoi ricordi sono un miscuglio tra la sua vita d’infanzia e il suo regno diabolico.
Ma quando cerca disperatamente di dar loro un senso,
o almeno di far coincidere il demone Custode di anime e la bambina,
gli dèi di sopra e di sotto iniziano a sbeffeggiarla.
La rinnegano e le dicono che marcirà per sempre nell’oceano e nel fallimento.
Soltanto quando capisce i suoi veri desideri, proteggere e risanare,
si rende capace di riunificare le due forze dentro di lei
e di diventare un Custode di anime in perfetto equilibrio,
in grado di raggiungere la pace interiore.
Con un po’ di apprensione, ma una determinazione rinnovata,
la nuova Solveig salpa verso la persona a cui l’attira il suo cuore, il bardo.
Si rincontrano per caso nella stessa locanda
dove si erano visti tanto tempo prima.
Ne consegue un confronto emotivo a lungo atteso,
in cui Solveig gli spiega cosa è accaduto nelle loro vite passate.
Egli allora capisce la natura di tutto ciò che ha composto in quegli anni.
Avranno ora l’occasione di stare insieme.
Lei si impegnerà nei suoi compiti come Custode di anime
ed egli potrà vivere il suo sogno di bardo e vedere il mondo,
per diventare infine come lei.
Saranno come dèi in mezzo agli uomini.
Questa volta lui accetta e lei gli dona la vita eterna.
Ritornata ai suoi doveri
e respingendo l’ultimatum e le beffe degli dèi del sopra e del sotto,
Solveig e il bardo si avviano verso la loro nuova vita insieme.
Lei ha accettato di essere ciò che è,
tenendo in equilibrio il potere del Custode di anime e il suo cuore da bambina.
Egli invece diventa un formidabile artista
e insieme godono di tutte le bellezze che il mondo ha da offrire per lungo tempo.
Ogni storia deve giungere a una fine
e dopo anni di avventure insieme
è molto probabile che Solveig abbia trasmesso i suoi compiti a qualcun altro.
Lei e il bardo saranno andati a vivere da qualche parte i loro ultimi, dorati anni mortali,
prima di abbandonarsi alla morte definitiva, ricca di pace e riposo.

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