ANTIGONE – ANTIGONE*
Eccola, passando sotto le porte della città
e oltre mura troppo sottili per il suo destino,
giunge Antigone, come raccontano queste antiche rime.
Un fratello che scelsero di disprezzare
e niente di più che un cuore offeso.
Lei non ebbe paura di sfidare i loro decreti e le loro leggi.
Nessuno era in lutto per la sua morte
e presto sarebbe diventato cibo per le bestie affamate.
Straziante era la vista delle sue carni
e la fragilità terrena era tutto ciò che ne rimaneva.
Un’eco di questi nobili versi risuona una volta ancora.
Onore al cadavere di un mortale!
Un velo di polvere sulla salma.
Ade voleva leggi eque
per due di noi, vinti dalla morte.
Invocò la voce interiore
la città della pietra e dell’ordine.
L’amore è la scelta di un demone,
sottoposto ad un fremito.
La sua ribellione vale la pena di essere glorificata,
anche se la gettò viva nella tomba.
Un ideale di forza d’animo,
del tipo che non si piega mai,
alimentava il suo cuore di solitudine.
Sono entrambe le vie da condannare?
Così sono le azioni drastiche e i loro tragici esiti.
Modelli etici di cui abbiamo bisogno in prima linea.
Un assaggio di luce che ancora brilla attraverso il tempo.
Non capiamo quanto siamo ciechi,
né comprendiamo la sofferenza che infliggiamo,
non avendo grandi figure al nostro fianco
che ci guidino durante il viaggio.
Note: *(Tragedia di Sofocle)
OF VOLITION – SULLA VOLONTA’
Non possiamo separarci dal nostro caos emotivo,
come se fossero vestiti prestati
che ricoprono il nostro vero io.
Questo è ciò che interamente determina
le azioni che compiamo
e che presto semplicemente avvolgeremo in un manto di buon senso.
Chiunque creda che si parli
per una libera decisione della propria volontà,
oppure che si stia zitti o si faccia qualunque altra cosa,
vive in un sogno ad occhi aperti.
Che sia euforia o smarrimento,
le passioni sono forze potenti che ci guidano lungo il cammino
e in questo disordine la ragione è una consolazione,
ma non ha alcun ascendente su di esse.
Il caos maestoso.
Culla del caso che governa la realtà.
Il Kairos* o momento opportuno.
Abbracciare il disordine con lo scopo di generare il sublime.
La nostra libertà di scelta è così fragile.
La volontà è soltanto un giudice
e solleva sempre di più il velo su ciò che ci guida.
Quello che cerchiamo attraverso la ragione
è soltanto da capire
ed è l’unico modo di creare la libertà tra le nostre mani.
Parlare in nome della giustizia
e osservare il silenzio della saggezza.
Per consapevole decreto della volontà
significa vivere ad occhi aperti.
Note: *(Uno dei modi per i greci di considerare il tempo, in questo caso come “momento decisivo”)
LE RADEAU DE LA MEDUSE – LA ZATTERA DELLA MEDUSA*
Isolata dalle sue navi alleate
la Medusa** perse la rotta.
Fu la prima separazione di una lunga serie con tragiche conseguenze.
Arenati lontani dalla riva,
i naufraghi si allontanarono a bordo di scialuppe,
alcuni sospinti da remi di fortuna,
altri su zattere messe insieme in tutta fretta.
Appena il vento aveva istigato le onde,
queste si erano abbattute sulla loro rotta sopra gli abissi,
tormentandoli in mille modi
tra il ponte e le vele di quell’infame vascello.
Tra le varie sventure che li colpirono
e che vale la pena di raccontare,
va ricordata la negligenza degli uomini
che li avevano messi in quella situazione,
decretando così il loro destino.
La zattera venne infine trascinata da un peschereccio di soccorso.
Inermi ed esposti all’inganno,
i marinai avevano spezzato le corde al primo accenno di paura,
recidendo così il legame che li teneva uniti.
Maledetti per i loro nomi,
i loro volti si trasformarono in pietra,
come se gli fosse apparsa davanti la Gorgone***.
Il rancore più primitivo si strinse si di loro
sotto i cieli più cupi.
Due volte condannati dagli uomini
ed esiliati per mare,
questi cosiddetti soldati erano appena usciti dal loro isolamento
che vennero colti dalla cattiveria delle Furie
e si ritrovarono di nuovo prigionieri in un inferno.
La sete li aveva divorati,
raddoppiata dal calore dei raggi solari.
Le gambe e i piedi erano spellati,
rosi dal sale dall’acqua di mare.
La conta degli affogati,
strappati via dalla disperazione e dalla tempesta,
segnò il passare dei giorni sulla angusta e precaria zattera.
La fame li aveva indotti a tagliare fette di carne dai loro compagni morti
e a nutrirsene pieni di sconforto
nel presagio della loro fine imminente.
Gettati in mare, i feriti erano costretti a un tragico spettacolo,
eppure non paragonabile alla violenza che si scatenava di notte.
Uno dopo l’altro la pazzia notturna li rese schiavi.
L’eco delle Furie sulle onde.
Un terrore atavico li riempì del respiro della sedizione,
risalito loro incontro dalle profondità dell’oceano.
Appena il vento aveva istigato le onde,
queste si erano abbattute sulla loro rotta sopra gli abissi.
Di un centinaio partiti ne sopravvissero soltanto quindici,
salvati dal calvario dell’infame vascello.
Sebbene il lutto non li abbandonò,
questi relitti umani riguadagnarono terra
e commemorarono quegli uomini che li avevano tratti in salvo
e che gli avevano restituito un valore.
Note: *(Celebre dipinto di Thèodore Gèricault)
**(Fregata francese del XIX° secolo)
***(Tre sorelle della mitologia greca che con lo sguardo mutavano gli uomini in pietra)
ROOTS AND LEAVES – RADICI E FOGLIE
Che cosa eventualmente potrebbe essere vero
se la conoscenza è incompleta?
Quanto è relativa ogni valutazione
se ogni regola è destinata alla sconfitta?
Cresceremo nel buio
con le nostre convinzioni come unica guida?
O le rigetteremo come vecchia corteccia
e non le vivremo più come nascondigli ingannevoli?
Presto l’amara stagione del declino
si porterà via tutti i rimpianti
e come foglie cadute sul terreno
nutrirà la speranza di rinnovamento.
Le lodi finiscono per superare il valore di se stessi
e la pratica comporta effetti dolorosi.
Si può essere guidati da una duplice volontà?
Una vita piena, ma privata del senso di colpa.
Siamo costretti a cercare rischi conflittuali
e il peso della sofferenza macchia l’orgoglio della razza umana.
Condividiamo una nuova pelle ogni anno,
diventando più forti
e ci dimentichiamo della paura.
Non c’è nulla di male
a spingere le nostre radici in profondità
e a espandere i nostri rami in ampiezza.
Ad avventurarci più addentro nel male,
dimorando più vicini alle tempeste in un nuovo paradiso.
Più assorbiamo luce con maggior sete,
più aumentiamo il nostro spaventoso desiderio.
Aspirare a quelle altezze implica principalmente
raggiungere allo stesso tempo le bassezze del vizio.
Non possiamo gettare via i nostri valori e le nostre certezze.
Non ci resterebbe niente.
Ma non possiamo nemmeno separarci dai nostri desideri e dalle nostre necessità.
Non potremmo vivere.
La colpa ricade sulla repressione dell’io,
mentre la virtù non assicura effetti utili.
L’inesorabile sorgere della consapevolezza
va a scoprire gradualmente l’unica premessa.
Siamo costretti a cercare rischi conflittuali
e il peso della sofferenza macchia l’orgoglio della razza umana.
E’ ciò che rimane quando certe convinzioni si sbriciolano
e la scienza della gioia e del dolore impregna di grazia la vita intera.
STRIDER – CORRIDORE
Lasciate che vi racconti la mia storia, miei giovani amici!
Anche se protetto da una notte di novilunio,
non sono sempre stato questo vecchio sgangherato.
Le mie vene un tempo pulsavano di vita.
In un giorno bizzarro ho imparato per caso
che ogni morso sulla mia carne o sulle mie ossa
non è soltanto mio,
ma dell’uomo che mi ha reclamato come se fossi suo.
Ho corso, più rapido di tutti i miei coetanei, su lunghi percorsi,
ogni giorno in cui il sole è sorto sui miei anni di servizio
fino a quella corsa fatale.
Sia che siamo ostacolati dai finimenti
o da un peso sotto cui chiunque altro si piegherebbe,
la nostra natura è una e sempre la stessa.
Corriamo in avanti fino alla fine.
Ma la mia storia sfortunata non termina qui.
Un cavallo zoppo, quasi morto.
Ho continuato a faticare per il benessere di qualcun altro
e sono sempre rimasto ritto sulle quattro zampe.
Presto verrà il giorno in cui verrò portato via
e ogni pezzo della mia carne e delle mie ossa
non apparterranno più né a me, né a quell’uomo,
bensì ad ogni bestia in cerca di preda.
Ecco come morirò e sparirò sotto la luna!
Anche il corpo sepolto del mio padrone,
ricoperto di lacrime,
non sarà di nessun aiuto.
PANTA RHEI* – TUTTO SCORRE
Dimenticare le leggi del costante cambiamento
è come nuotare controcorrente.
Tutto passa e nulla rimane,
eppure le finzioni della nostra identità restano.
Siamo incapaci di muoverci,
affondando nel vortice della messinscena.
I paradossi di Zenone** dimostrano
che l’immobilità non è una difesa duratura.
Nonostante abbiamo stabilito un ordine interno
a cui cerchiamo di soggiogare gli altri,
le nostre Parche*** rimangono cieche
e non dichiarano alcun padre
se non la notte eterna.
Lontana a monte la sorgente prende forma
in un sogno o in una fuga.
A volte uno stretto e tortuoso labirinto
alla fine si amplia fino ad abbracciare l’orizzonte nella sua interezza.
Calmo e riscaldato dalle carezze del sole
si ritrasforma in un ruscello brioso
che si conclude con una cascata.
Riconosciamo gli attributi e il loro esatto inverso.
I fiumi sono chiamati con molti nomi
e anche se la loro natura sembra essere diversa
l’acqua è sempre la stessa.
Con delicatezza, ma senza un momento di pausa,
immerso nella corrente del tempo, goccia dopo goccia,
tutto diventa parte di un futuro profondamente sconosciuto.
C’è un “prima” per ogni cosa,
ma niente è come “l’inizio”.
Proseguire in avanti significa fondersi sempre di più al percorso principale.
Presto, a valle, fin nel bacino delle acque,
tutti i fiumi si uniranno.
Note: *(Aforisma di Eraclito sul tema del divenire)
**(Paradossi sulla molteplicità e il moto, primo metodo di dimostrazione per assurdo)
***(Divinità della mitologia romana che stabilivano il destino degli uomini)
A DREAM OF WILDERNESS – UN SOGNO DI TERRE SELVAGGE
In giorni remoti gli spiriti vagavano per la terra ed il cielo,
traboccanti di significati.
Era un mondo di dèi e riti magici.
Poi la conoscenza consegnò le leggi a tutti,
come mezzi per governare
e le creature si divisero in padroni e strumenti senz’anima.
Sconfessando gli altari dei templi costruiti da mano d’uomo,
ecco dove possiamo trovare rifugio!
Nel sogno di una terra selvaggia.
Scelsero una loro strada sotto l’egida di un’alleanza
e dopo una battaglia spietata
nacque una fiaba di cori belluini.
Immergiti nei boschi,
dove l’edera comincia ad arrampicarsi
intorno ai tuoi piedi risalendo dal terreno!
Fuori dal tempo, in uno spazio subliminale.
Bisogna perdersi per scoprire strade sconosciute.
Ci siamo, sul confine di un cambiamento ontologico
ed esitiamo sulla soglia,
rilasciando o stringendo la presa sulle meraviglie che ammiriamo.
Oppure prosciugheremo i mari
per trovare ancora qualcosa scavando sottoterra?
Piangi, perché il mondo non sarà mai più magico!
Due sentieri perduti ne rivelano un terzo
con un ultimo, nostalgico lamento.
I signori della conquista hanno regnato
e dèi e magia sono morti.
Rallegrati, perché ciò che resta è una nuova storia completa da raccontare!
Testi richiesti da K. L.
