Monument black colossal

WHITE NOISE SKY IN OVERDRIVE – RUMORE BIANCO NEL CIELO SOVRACCARICO

La fioca luminescenza.
Le facciate incrinate.
Le unghie scavano in profondità,
quando la ragione si spezza.
Questa orrenda maledizione mi si attacca addosso
e contrasta la bellezza che c’era prima.
E’ così devastante nella perdita di melodia della vita.
Lassù lo splendore si oscura.
La trasmissione è infine giunta al termine.
Un rumore bianco nel cielo sovraccarico.
Un’esistenza monocromatica.
Un rumore bianco nel cielo sovraccarico.
Nel grigio mi immergo sotto la volta celeste.
Una vita in nero.
Questa è una nera stella morente.
Una vita in nero.
Alla fine tutti scopriremo chi siamo.
Una vita in nero.
I cieli tetri rivelano le tue ferite.
Una vita in nero.
Con tutti i colori impalliditi e il contrasto sbiadito,
l’assenza di significati è inutile e denigrante.
Morto ogni sogno, tutto è come sembra.
L’insensatezza dell’essere.
La perdita della vista per chi guarda.
La mia anima è monocromatica. Grigia.
Le mani stanche posano le carte
e l’inchiostro lentamente si asciuga nella polvere.
Il cuore esausto perde il suo ritmo
ed è così devastante nella perdita di melodia della vita.
E’ un cambiamento sottile
volto a separare la mente dalla carne.
Non può esserci nulla di peggio.
Niente di più disgustoso.
Niente di più perverso che arraffare qualsiasi cosa
e considerarlo assurdo.
Il grande spettacolo perde un personaggio.
Il copione ha preso un’altra piega.
Con il rumore bianco nel cielo come unico testimone
egli è stato cacciato via.

A SHADOW IN THE GARDEN OF DARKNESS – UN’OMBRA NEL GIARDINO DELL’OSCURITA’

Nell’anno 1859 nacque un’ombra di luce
nel giardino dove l’oscurità si infittiva.
Nel giardino di sofisticate bugie.
Nel regno dove il buio da sempre domina
e i giardinieri potano le viti,
nacque un’ombra e crebbe regalmente.
Una maestosa figura che avrebbe oscurato le loro notti.
Oh, quanto cupo era il tappeto intessuto!
Difettoso era il loro progetto perfetto.
Una trama destinata a sfilacciarsi.
Un’unica verità e il loro regno sarebbe scomparso.
Un’ombra nel giardino dell’oscurità.
Una luce buia come il cuore della notte.
Il loro giardino era intessuto di una piacevole tenebra.
Un totale sollievo per gli occhi che mai vollero vedere,
poiché meno vedono e più credono.
Un’ombra nel giardino dell’oscurità.
Un impero di eterne bugie.
Il bagliore di un pensiero.
Guardate come illumina l’orizzonte!
Un eone di schiavitù e di conflitti,
come le fiamme dei roghi di un tempio
lambiscono il cielo notturno.
Non esiste niente di più oscuro
di una notte presentata come fosse un giorno.
Non esiste niente di più immondo
di una menzogna presentata come una verità.

STRINDBERGIAN FIRE – FUOCO DI STRINDBERG*

Nessuna fiamma stellare,
né le stelle nella loro ultima, ignea estasi
potrebbe paragonarsi a questo mio inferno.
Certe creature vagano in questo mondo, selvagge e appassionate.
Alcuni di noi sono destinati ad ardere per sempre.
Altri non sono mai stati all’altezza
e altri ancora non sono mai stati valenti.
Imbrigliare le nostre fiamme.
Domare le nostre fornaci.
Limitare il nostro fuoco.
Illuminare. Accendere. Infiammare.
Secoli sono passati e la fiamma ancora brucia.
La ruota del tempo ha continuato a girare.
Abbiamo ammirato le albe di numerose epoche
e abbiamo mantenuto il fuoco acceso nonostante i cambiamenti.
Alimentate le nostre fiamme!
Temete le nostre fiamme!
Scappate dalle nostre fiamme!
Sentite le nostre fiamme!
Il fuoco che porto in me è l’inferno che sono
e consumerà me e tutto ciò che toccherò.
Brucio e le mie fiamme travolgeranno il vostro mondo.
Vi consumerò.
Il fuoco che sono è di spaventosa estensione
e così mi incenerisco nel mio calore.
Le fiamme mi divoreranno.
Avvolgeranno voi e tutto il resto.
La fornace che sono inghiotte ogni cosa che tocco.
Tutto ciò che vedo e che provo.
Che si sappia! Non ho mai chiesto di bruciare in un mondo ottenebrato.
Come qualsiasi faro, ho portato parecchia gente esausta fuori strada,
eppure cercando di guidarli lungo la via.
Io sono il fuoco.

Note: *(August Strindberg è uno dei maggiori autori svedesi)

THE WEIGHT OF VAPOUR – IL PESO DEL VAPORE

In numero sempre crescente puntano la notte,
figure familiari dei nostri cari che vanno alla deriva.
Ad ogni ombra che passa spero di sbagliarmi
sul luogo verso cui stanno andando e su cosa vi troveranno.
Migliaia di gole urlano nel silenzio
e restano a bocca aperta per la sua discesa.
L’eco dei cieli si frantuma.
L’imponente tuono di piume che cadono.
Chi non maledice la morte
non ha mai veramente amato.
Se avessi degli déi!
Sarebbe accaduto se li avessi pregati.
Se avessi degli déi!
Sarebbe accaduto se fossi loro corso incontro.
Gli avrei cavato gli occhi,
proprio come queste lacrime mi hanno fatto brancolare cieco.
Gli avrei strappato il cuore,
proprio come loro hanno rubato a me
e li avrei gettati nella morte.
Spero di sbagliarmi
sul perché ci hanno lasciato
e vorrei poter credere davvero
che incontreranno qualcuno.
Qualcuno che li riporti a casa.
Chi non accusa il proprio dio
non ha mai imparato il significato della perdita.
Ho maledetto la morte
e ho conosciuto l’amore.
Ho ucciso i miei déi.
Lassù non c’è altro che vuoto.
Leggero come vapore sono andato alla deriva con loro
e il peso era enorme quando sono dipartito.

AT THE BOTTOM OF THE CRYSTAL ARTERY – SUL FONDO DELL’ARTERIA DI CRISTALLO

Per alcuni questo è un abisso.
Per altri una terra desolata.
Per tutti un luogo di non ritorno,
in cui le strade non portano da nessuna parte
e le parole sono insufficienti.
Deboli, fragili e futili.
L’anima è ricoperta di ghiaccio,
in piedi al crocevia dei perduti.
Queste acque scorrono in rapide.
Che allettante seduzione!
Una definitiva liberazione
da ciò che non può più essere sopportato.
Che bagliore spettrale si riversa su coloro che si abbandonano!
Mani accoglienti.
E’ il gelido abbraccio del fiume.
Un torpore purificatore.
Il mio io ne è cancellato.
Una corrente così lugubre!
I pensieri si interrompono, spinti sott’acqua verso la libertà.
Sul fondo dell’arteria di cristallo.
Sul fondo della fine.
Sotto il peso dei fallimenti,
verso il fondo dell’arteria di cristallo,
lenta è la discesa verso un’oscura fine.
Lenta è la discesa verso un’inevitabile fine
sul fondo dell’arteria di cristallo.
L’unica via di fuga da questo limbo
è verso le attraenti profondità.
Soltanto raggiungendo il fondo,
dove rocce e piedi si incontrano.
Soltanto così la fuga può essere compiuta.
Una spinta verso l’alto e avanti.
Un calcio per liberarsi della morte.
L’oscurità non è mai stata tanto luminosa.
Sono libero!

IN THE EYES OF TIME – NEGLI OCCHI DEL TEMPO

Hai mai visto il fuoco nei miei occhi?
Credevi che si sarebbe spento?
Hai mai sentito la stessa cosa dentro?
Hai pensato che si sarebbe estinta?
Osserva l’ombra del mondo che si sveglia!
Occhi di fuoco che hanno portato alla sconfitta.
Nudi sotto le stelle siamo realizzati.
La notte argentea ci ha reso completi.
Quando la soffocante morsa del giorno si arrende,
l’oscurità ridipinge questi aridi e vecchi paesaggi,
dove molti prima di me
hanno ammirato la stessa volta tempestata di stelle.
La tenebra mi avvolge.
La notte libera questa stanca e pallida anima.
Oscurità, perdonami! Cancellami!
Mentre la luce argentea delle stelle mi colpisce,
l’incantesimo lunare mi completa.
Nella gelida lontananza ora scorgo la dolce eternità.
Negli occhi del tempo siamo perdonati.
Negli occhi del tempo siamo innocenti.
Sono un figlio infernale dello zolfo
e nessun universo può ospitarmi.
Guardate i bugiardi!
Guardate i caduti!
Quanti anni trascorsi nel limbo!
L’eternità è un bimbo se paragonata a me.

ACROSS THE CHASM – ATTRAVERSO L’ABISSO

Stringendo le gambe per la dolorosa carezza,
le lacrime versate per ogni cosa cadevano non viste.
Ma non sei mai rimasta completamente sola.
Asciugati gli occhi rossi di pianto!
Resta ancora un momento! Ti prego!
Nati dalle ombre e nutriti dal loro disprezzo,
nella solitudine trionfano coloro che non cambieranno mai.
Nel fuoco e nel mondo in fiamme
portiamo quel desiderio
e l’inesprimibile verità dei polsi tagliati.
Attraverso l’abisso, dall’invisibile al maestoso.
Attraverso l’abisso, dagli ideali alle atrocità.
In verità sei così perfetta nell’invidiare gli déi
e così non divina per scelta.
Dolce pelle salina con gli occhi del cielo di mezzanotte.
Così fragile è la sua voce muta!
Così meravigliosa per me!
Sorti dalle ombre, creature depravate,
per eoni siamo rimasti affamati.
Figli di Caino.
Non sei mai rimasta sola.
Per me sei così perfetta nell’invidiare gli déi
e così non divina per scelta.
Dolce stirpe d’angelo con gli occhi del cielo di mezzanotte.
Così fragile è la sua voce muta!
Così divina!
Ora permettimi di chiederti:
ti sei mai sentita fuori posto o sempre sola?
O hai pensato che avessero ragione e tu torto?
Mia cara, io l’ho fatto e mi sono posto delle domande.
Ora che hanno dato loro tutti i diritti
e che sembra tu non ne abbia nessuno,
sei un’anima preziosa nella nostra travolgente tempesta,
accanto a milioni di altre.
Cara te! Spero che i loro déi li perdonino.
Invochiamo l’estasi dell’oblio!
La comunione delle anime perdute!
Dolci e immorali attraverso l’abisso della moralità.
Dolci e immorali. Lontani dalle loro regole e i loro sforzi,
nel regno del peccato.

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