Blackwater park

THE LEPER AFFINITY – AFFINITA’ AL LEBBROSO

Abbiamo di nuovo varcato l’inverno,
nudo e congelato dal mio respiro.
Sotto il coperchio le membra sono celate.
Questa bara sarà la tua dimora d’ora in poi.
Il tuo corpo è a mia disposizione.
Sei uno spettacolo così tragico!
Schiavo del mio credo,
mi incoraggi con le tue lacrime.
Sono oltre la morte, in un’affinità sognante.
E’ la forza della salvezza.
Deboli sussurri.
Che venga la comunione erotica nel suo splendore!
Fantasmi specchiati nell’eccitazione,
nella consolazione notturna attraversano il confine.
Trasformare l’omicidio in arte.
Dormirci dentro per giorni.
Sulla scia del sollievo rabbrividisci e desideri di più.
La follia è al suo apice.
Amami fino alla morte!
Perduti sono i giorni di primavera.
Mi hai visto e mi hai fatto entrare.
Tieni la bestia dentro, incatenata alla mia pelle!
Ho gridato troppo tardi
e ho perso il mio odio.
Siamo cresciuti insieme nella tua carne
e abbiamo seguito il sentiero del peccato.
Il tuo sguardo è ricoperto da neve vergine.
I lineamenti sono irrigiditi.
La colpa è degli atti superficiali.
Grida assordanti trafiggono la notte.
Siamo a un passo dall’oblio
che si muove nella luce fioca.
Ci siamo nascosti in una fantasia,
ma ne è valsa la pena soltanto per l’attesa.

BLEAK – DEPRIMENTE

Batte. Il cuore ancora batte per la causa.
Si nutre. L’anima ancora si nutre di morte.
Fanno male. Le membra ancora fanno male per lo sforzo.
Svanisci. Tu svanisci alla mia vista.
Spunta il mattino.
Il gelo ancora indugia.
Avvolgimi negli incubi del sole!
Avanzo al tuo fianco.
Mi stai attirando nella notte.
Chi sta piangendo per te qui?
Sto morendo rapidamente nelle tue lacrime.
Precipito verso il lutto ancora più velocemente.
Ripulita dai pensieri, la mia mente è pronta.
I movimenti ambigui del tuo sguardo
mi hanno fatto perdere ogni conforto.
Il respiro fuoriesce in vapori bianchi con le tue bugie
e mi filtra attraverso.
Sei vicino alla tua ultima parola
e guardi dietro di me con costernazione.
Un liquido mi trabocca dal petto e mi sento prosciugare.
La nebbia increspa il tuo collo sottile
e traccia per me una linea.
Dita gelide segnano questa tragedia di morte.
E’ il mio momento.
Aiutami a risanarti
e a espiare per ciò che hai fatto!
Aiutami a lasciarti, come tutti i giorni ormai trascorsi!
La notte cala ancora
e si prende ciò che resta di me.
Una leggera torsione. Il cadavere trema.
L’acqua che lo inzuppa penetra nelle fessure.
Legato alle mie membra per abitudine,
è tutto ciò di cui ho bisogno.

HARVEST – RACCOLTO

Resta con me un momento,
al di sopra del male!
Dai un nome al mio riposo,
travasato nel mio petto!
Avanzo nel frutteto,
sbirciando l’ambiente oltre il cancello.
Quelle scene appassite non possono più aspettarci.
Prosciugato dalla più gelida delle carezze,
seguo le ombre più avanti.
Un’aura di morte.
Non vedo altro che trapasso.
Si ode un lamento luttuoso,
ma sono io il martire.
Votati a me! Non lasciarmi andare!
Il sudore mi cola sulla fronte.
Il tempo che mi è stato dato è alla fine.
Lo spirito ha tratteggiato il peccato.
Braci mi bruciano sotto la pelle.
Velato da un pallido abbraccio,
hai raggiunto e toccato il mio volto.

THE DRAPERY FALLS – IL DRAPPO CADE

Ti prego, rimedia alla mia confusione
e spingimi di nuovo verso il giorno!
Il silenzio della tua solitudine porta la notte in tutto ciò che dici.
Spingimi ancora giù e guidami nella sofferenza!
Sto contando le ore notturne,
affogando le mie visioni in un sonno ossessivo.
Il debole baluginio del tuo potere
si irradia a mostrare ciò che custodisci.
Il fallimento che ho dentro.
E’ una prova che non posso continuare.
Riportato all’enigma, non ci sono criteri che vengano richiesti.
Schemi mortali scatenano la mia ira,
prospera secondo i tuoi modi.
Un pallido fantasma nell’angolo ti fa scivolare una carezza sulla spalle.
Disorientato dalla tua astuta innocenza,
al di sotto scorre una densa marea.
Introdotto in un cimitero interiore,
le unghie sanguinano nell’opporsi.
E’ la fine e per i deboli di cuore è sempre la stessa cosa.
Una ninnananna per coloro che hanno perso tutto
e che vacillano nell’animo.
Il mio sguardo luccicante si riflette sulla tua collana
ed è uno sguardo di primordiale rimpianto.
Mi volti le spalle e scappi via. Mai più!
Cadendo sul terreno,
come foglie d’autunno lasciate a svanire nella sua scia,
mi risveglio al tuo rumore
e ridiscendo verso l’infelicità.

DIRGE FOR NOVEMBER – CANTO FUNEBRE PER NOVEMBRE

Mi sono perso!
Questo è il nulla e ancora cerco la mia casa.
Si sono voltati davanti a me. Non c’è più nessuno.
Il momento è ora.
Il presagio si mostra e mi porta via con sé.
I preparativi sono ultimati.
Non può durare.
Il semplice riflesso mi trasmette disgusto.
Non ci sono prove da superare.
La fenditura è salda.
Si riversa sul pavimento a formare una pozza.
Assicurami il sonno! Spingimi giù!
Come le ali di una colomba che mi abbracciano,
svanisco in questa dolce premura.

THE FUNERAL PORTRAIT – IL RITRATTO DEL FUNERALE

Aspetti alla finestra
e la brezza del mattino soffia sul davanzale.
Le mani oziose hanno fatto un altro tentativo,
quindi attendi e assapori il momento.
Fuori la tela è bianca
e occhi di rubino si stagliano nella nebbia.
La pioggia purifica i peccati.
Un abito liquido che ricopre ogni cosa.
Il tuo disprezzo è senza fine
e una vasta illusione placa i tuoi sensi.
Racchiuso nella guglia è il migliore dei segreti.
Come un misero bambino,
il cuore brucia per uno sconosciuto.
Ascendendo verso la modestia,
si accalcano intorno ai bugiardi in soggezione.
Prigioniero della terra, abbi paura di me quando ci incontreremo!
Voltati pieno di ammirazione!
La mia stretta decisa preme sul cuore della gioia.
E’ sufficiente. Ora mi lascerai
e lo vedrai perire tra le mie mani.
Sono vicino a te, aggrovigliato tra i tuoi capelli
e, con lo sguardo sulle stigmate fresche, ti porterò via con me.
Fa freddo
e occhi di rubino si stagliano nella nebbia.
Sono io!
Sei proprio come tutti gli altri,
macchiato nel nome dei padri.
Accolgo la mia rovina
e lascio agli altri l’agonia.

BLACKWATER PARK – IL PARCO DALLE ACQUE NERE

Il confessore delle tragedie degli uomini
si annida dentro tutti noi.
E’ l’ultima chiamata di morte per gli eterni perduti.
Brevi incontri. Una sofferenza sanguinante.
I lebbrosi si raccolgono sotto gli alberi.
Uomini morenti in soliloqui sconcertanti.
Le perversioni fioriscono dietro ogni angolo.
I cercatori sono persi nella loro impresa.
I fantasmi degli amici si contorcono sotto la luna calante.
E’ l’anno della morte, che impugna i suoi strumenti.
Il silenzioso e sovrano mietitore ci tocca con semplicità.
Le radici si infettano in un istante
e brucia il raccolto del malessere.
Io sono soltanto uno spettatore.
Un avvocato ne documenta la morte,
svolazzando di presunzione,
ma ancora non mi preoccupa,
perché i rintocchi sono lontani.
Sfido il loro lutto.
La folla circonda i morti
e punta il dito sui dettagli.
Quelli davanti vomitano per di più,
in preda a una tensione sfrenata.
Abbiamo perso tutto ormai
e afferriamo i fiocchi dello sgomento.
Nasce la parodia dell’uomo,
con regolare pulsazione in mezzo al pandemonio.
Vieni strappato dalla folla, assetato di malvagità.
Le relazioni malate hanno elevato questo simbolo monumentale
e il sole tramonta per sempre sul Parco dalle acque nere.

(L’album è un lungo dialogo tra un luogo/entità chiamato Parco dalle acque nere,
simbolo di una dimensione ultraterrena e il protagonista,
che una volta morto vi si ritrova solo ad affrontare il peso dei propri peccati. N.d.T)

 

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