Il cimitero dei semplici

OVERTURE – OVERTURE

Iodio 131.
Calici in mano.
Qualche rimorso sopra le nuvole.
Spari verso le sabbie.
Sembrava ieri la stessa storia,
ma tanto è inutile.
Il delirio avrai ancora.
Il delitto che si consumerà.
Cosa vuoi che ti dica,
politicante senza una guida.
Senza un istinto di conservazione.
Vendita d’armi e plutonio migliore.
Passeggeremo felici
tra le discariche dei nostri cari,
senza un futuro da realizzare.
Senza speranza da potersi aggrappare.

HO PERSO LA DIREZIONE

Ho perso la direzione.
Mi seguono antiche ombre.
Si muovono dentro
e non mi danno pace in nessun modo.
Non so come continuare.
Non so che pensare.
La testa mi gira e non ho più nessuna soluzione.
In cuor tuo sai, non c’è rimorso.
Carichi sospesi pronti a cadere tra le macerie.
Ossessioni nascoste che non si sciolgono mai.
Lottare con le persone o con le nostre paure
necessita il ricalcolo immediato del terreno di guerra.
Tra le cose che dico e che non farò
c’è poca importanza davvero.
Né giudizio, né ricatto.
Nei tempi della difesa si proteggono i propri tesori
nei posti segreti e introvabili,
per avere luce quando viene meno.
E verrà il giorno che passerà.
E’ solo nebbia che se ne andrà.
E’ solo l’attimo di follia.
Farne tesoro ti aiuterà.
In cuor tuo sai, non c’è rimorso.

SCHIAVI MODERNI

Sterili sentieri, come trappole per topi.
La visione delle nostre libertà.
Mortificazioni sotto forma di pressioni.
Il sapore delle nostre verità.
Ci sono cose che ci mancano.
Le stesse che poi si comprano.
Non se ne uscirà mai.
La verità.
Siamo soltanto una massa di morti
che cercano di essere vivi
tra mille prigioni e possibilità.
La verità.
Siamo soltanto una forma moderna di schiavi,
legata al lavoro, devota al denaro
e alle forme di sterilità.
Effimeri pensieri, imprigionati da malesseri,
nei tranelli delle nostre necessità.
Scorrono frequenti, appetitosi compromessi.
Il mercato delle vite ti comprerà.

LA CONDANNA

Io vedo una cosa che dire non so.
Ne parliamo tutti religiosamente,
come una preghiera ormai.
Di come far soldi per nutrire al meglio i nostri debiti.
Vive la sua condanna occidentale, venale.
Il suo banchiere non ha sensi di colpa per nulla.
Nel tempo che restò
ci fu modo di imparare a uccidere e santificare,
ma ci restò un dubbio,
che così si ereditò nei secoli fino a noi.

VITA DA CANI

Domani vado a un funerale che mi porterà lontano
ed è il secondo questo mese.
Quasi quasi mi sto abituando.
Mi aspettano le nebbie nordiche
che affronto senza tregua da un po’.
Neri coriandoli tra feste macabre ci accompagnano.
Ci mancherà questa vita da cani.
E’ diventata un’occasione per vedere i vecchi parenti.
Ti trovo bene. Grazie per avermi offerto quel caffè macchiato.
Tutti seguiamo un po’ distratti la mercedes nera.
Gli attimi di immensità che l’ironia ci dà.

L’INCANTO

L’incanto di un’attrice che si posò nel mio volere.
Un pomeriggio caldo estivo mi svelò il mistero.
Attonito di fronte a te,
la mia visione antica.
Mi ricordai di un’altra vita.
Così percepito tra le acque del Mediterraneo,
dove ho vissuto qui con te.
Dall’incanto di Venere alle pagine scritte a mano.
Dagli affetti. Dai giudizi. Dalle cose di tutti i giorni.
Come un canto antico. Come pagine scritte a mano.
Dagli affetti. Dai giudizi. Dalle cose di tutti i giorni.
Ascolto la sua voce che mi riporta al mare
e come l’infinito movimento delle onde
ritorni ancora qui da me.
Scrivo la regia dei desideri contro resistenze occidentali.
In questi istanti riesco ad elevarmi.

SANGUE DEL TUO SANGUE

Giungeranno a piedi
le volontà dei nostri avi
e il coraggio che più tardi insegnerà.
Solo con le mani alla conquista di qualcosa
per emigrare su di un’altra terra.
Pagine che non ho letto mai.
Che solo adesso emerge il desiderio di saper di voi,
solo per avere modo di capire le mie forme.
Sangue del tuo sangue fino a me.
Passerà da un seme e crescerà dentro il tuo ventre,
ereditando tutta la tua storia.
Le ripetizioni che si tramandano dagli avi
e che nascondono la via per interrompere le negazioni.

LUCA DICE CHE SI AMMAZZERA’

La mia canzone la canterò a Sanremo.
Sulla mia testa dipingerò Arlecchino.
Nella mia borsa c’è un libro che per davvero
ha visto cose che non ho pensato mai.
Nel cervello che va, di più
e lo so che è una bugia.
Luca dice che si ammazzerà.
Dice che ci manca umanità.
Tutta la questione se ne andrà.
Luca dice che si ammazzerà.
Ci sono cose che mi spingono a far meglio
e altre che si riflettono e fan peggio.
E nei discorsi che convincono, tentativo
e fanno credere a qualsiasi cosa
che nel cervello ci dà allegria.
E lo so che è una bugia in più.
Era come pensare di tornare indietro andando avanti.
Sì che si può fare!
Ignorando tutto quello che ho imparato.

I GIORNI DEL DELIRIO

Detesterai la mia libertà.
Rincorrerai la mia volontà.
Procederai contraria ad ogni effetto.
Imparerai cose che non sai.
Dimmi quanto mi odi!
Ti scontrerai nel tuo delirio
contro i mulini a vento.
Ti scontrerai nel tuo delirio.
Non c’è più via di scampo.
Riposerai tra i tuoi incubi
che cercherai di dissolvere.
Facile cadere nei giudizi,
con la premura di chi vuol dare consigli.
Si lascia scorrere la rabbia quotidiana
per la paura di capire qualche cosa.
Si blocca tutto ciò che si pone diverso
e si respinge come fosse poco giusto
per la paura di non aver paura.
Dimmi quanto mi odi!
Cadono i sogni d’autunno,
come le foglie e la tua mancanza di ironia.
Ti scontrerai nel tuo delirio
contro i mulini a vento.
Imparerai.

LA PAPESSA

Lei fu privata dei migliori desideri sani.
Addormentandosi, non sognò più nulla e poi si chiuse.
Dice che forse avrà la sua possibilità
per rimediare presto,
perché poi ci si abitua.
Lei, introdotta nei meccanismi dell’educazione
e vendicandosi,
si lasciò cadere e poi (si) ribellò.
Dice che forse sa.
Chi crede, dubbi non ha.
Né indecisioni.
Alibi che non serviranno più.

IL CIMITERO DEI SEMPLICI

Di nascosto aveva preso la sua strada
tra le dune di un deserto immenso
e gli premeva solcare bene i suoi passi,
perché sarebbe stato difficile il ritorno.
A quindici anni aveva i sensi spalancati
e si prestava a costruire un tempio.
Riti pagani per adorare la sua dea,
che nelle notti gli cantava melodie.
A trent’anni portava i segni di una storia,
tra le vicende di un pianeta immerso nel fanatismo,
sognando che un giorno finisse l’odio che aveva imparato
per poi dimenticarlo.
Ho seppellito i miei cari.
Acceso lumini.
Lasciato la terra dei miei avi e tante altre cose.
Ho camminato nel buio,
nella mia melma densa
e ho raccolto i pezzi nel cimitero dei semplici.
Ho seppellito i miei cari.
Acceso lumini.
Piantato le croci.
Portato silenzi.
Tanto quanto basta per convincermi
che va nel verso giusto
e del mio cammino sacro tra i miei crisantemi.

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