RACE FOR THE GALLOW – CORSA ALLA FORCA
Vicoli bui immersi nei fumi delle luci a gas.
Una foschia che avvolge i peccatori in un tenebroso labirinto.
Questa è la decade dei nostri sordidi figli.
Abbiamo tolto il diavolo dalle strade
e applicato la giustizia,
ma la corruzione pregna l’orrida aria.
In ogni angolo e in ogni fessura si annida una trappola diabolica.
Un capitano adeguato ha bisogno dei suo sordidi figli
per togliere il diavolo dalle strade
e applicare la giustizia.
Nessuno splendore, nessuna lode.
L’eletto si nasconde il volto.
Che ingloriosa scena
quando il tuo sordido figlio spezza le tue sordide abitudini!
L’immonda folla rivendica peccato dopo peccato
e ogni marcio desiderio sembra albergarle dentro.
Questa è la decade dei nostri sordidi figli.
Abbiamo tolto il diavolo dalle strade
e applicato la giustizia.
Un triste albero regge frutti velenosi.
Il sordido figlio ha ucciso la radice malata.
Ci libereremo dell’ombra di ogni strega malvagia
e inseguiremo il diavolo nei suoi diabolici spasmi.
Corrotti, peccatori e dissoluti verranno eliminati dall’esistenza
grazie ai nodi virtuosi che stringiamo.
Decreto dopo decreto, un peso grava su di noi.
Emarginati e perversi rifiuti
ci rovineranno addosso come falene attratte dalla luce.
Un’attrazione fatale verso la morte e la vergogna.
La corsa alla forca di una patetica massa,
intenta a unirsi ai propri fratelli
in cima al sordido espositore del figlio.
Bastardo dopo bastardo, muoiono per mostrarsi
ai fratelli creduloni che li guardano dal basso.
Un peccato ha il suo prezzo e il prezzo ha un suo peso,
ripagato da carnefici e giudici con un pezzo della loro anima.
Possedete un triste albero che regge frutti velenosi.
Schiacciateli sotto i vostri sordidi stivali!
Non si riposano mai le strette di mano,
eterne serve delle richieste della folla.
Sapete che un’ordinata, fiorente e felice razza
ha bisogno di figli bastardi e delle loro sordide menti.
Vedete, il diavolo si nasconde sotto molte sembianze
e non potrete esserne certi finché il soggetto non muore.
Tutti evitano il figlio bastardo della legge,
puttana usa e getta della giustizia.
Il figlio bastardo.
Tutti lo evitano.
Corrotto e impuro è il figlio bastardo della legge.
THE HANGMAN’S HATCH – LA BOTOLA DEL BOIA
Nove bare allineate contro il muro.
Nove abiti neri pronti per chiunque.
Nove future vedove che indossano scialli nero corvino.
Nove uomini che attendono la chiamata del boia.
Singhiozzi e preghiere risuonano nei corridoi
e una gloriosa bandiera sventola piena di orgoglio.
Tributa omaggio alla giustizia pronta a colpire
quegli uomini che attendono la chiamata del boia.
Hanno seguito un percorso, con la testa bassa.
Nove uomini condannati. Un nemico abbattuto.
Dalla porta al patibolo,
cosicché tutti sappiano dove gli artefici e i loro simili vanno a finire.
Le botole si aprono una dopo l’altra
e le corde si tendono mentre tutti e nove penzolano.
La folla si rallegra con un canto all’unisono
in misericordiosa carità per gli errori dei nove.
Grandi o piccoli. Bassi o alti.
Tutti sono uguali alla chiamata del boia.
Chi, perché, dove e da dove si cade
è irrilevante quando il boia chiama.
Giovani o vecchi. Falsi o coraggiosi.
Onesti o vili. Giusti o cattivi.
Grandi o piccoli. Bassi o alti.
Tutti sono uguali alla chiamata del boia.
Grandi o piccoli. Bassi o alti.
Tutti sono uguali alla chiamata del boia.
Onesti o vili. Giusti o cattivi.
E’ tutto relativo quando la corda si tende.
I colori cambiano e i nuovi pendono più alti,
radiosi come le idee che rappresentavano.
Rossi, neri, azzurri. Qualsiasi colore preferiate.
Tutti diventano grigi quando si apre la botola del boia.
Un nuovo giorno. Nuovi tipi appesi là in alto.
Per altri nove uomini la fine è piuttosto vicina,
condannati a tributare omaggio a ciò che è accaduto
a quegli uomini morti sotto l’incantesimo del boia.
THE BOLTED DOOR – LA PORTA IMBULLONATA
Là stava una tetra e possente porta,
sul fondo di un lungo e tortuoso passaggio.
Una massiccia, spaventosa e scoraggiante cosa
a guardia di terribili e terrificanti cose.
Incombeva nella fioca luce
e lucchetto su lucchetto, era sprangata.
Era stata costruita nei secoli in stanze cupe e buie
sotto il roboante martellare di un destino nefasto.
Là la storia è scritta, dimenticata e ignorata
e sono morti più uomini che in qualsiasi guerra.
Misfatti del futuro e peccati del passato.
Tutto è mischiato nell’oscurità dietro la porta chiusa.
Vi si aggirano pazzi, assassini e re.
Inseguono le ombre mentre giudici e avvocati cantano
canzoni di giustizia e inni al Signore
e danzano in segreto sulla musica del diavolo.
Alcune ossa devo essere spezzate
e un certo sangue deve essere ignorato.
Ogni uomo ha debiti con i demoni del passato.
Vi si aggirano pazzi, assassini e re.
Ghignano nell’ombra mentre giudici e avvocati cantano.
Quella porta imbullonata alla fine del passaggio
terrà i nostri segreti al sicuro per sempre.
Là stava una tetra e possente porta,
sul fondo di un immacolato passaggio.
Una massiccia, spaventosa e scoraggiante cosa
a guardia di terribili e terrificanti cose.
La sua foggia accurata tiene a bada il pandemonio,
ma qualche volta un paio di fantasmi riescono a scappare.
Allora un soffio di follia potrebbe farsi inseguire nella notte
dai cani della legge dal morso feroce.
Scritte e dimenticate. Riscritte e ignorate.
La pagine frusciano e cambiano.
Ogni uomo ha debiti con i demoni del passato.
Sgattaiolano. Strisciano. Chiamano.
Misfatti del futuro e peccati del passato.
Tutto è mischiato nell’oscurità dietro la porta chiusa.
Alcune ossa devo essere spezzate
e un certo sangue deve essere ignorato.
Ogni uomo ha debiti con i demoni del passato.
Vi si aggirano pazzi, assassini e re.
Ghignano nell’ombra mentre giudici e avvocati cantano
di forme più elevate per risollevarci tutti dall’essere così ingenui.
Niente è mai successo dietro la porta benedetta.
THIS CURSED FLESH – QUESTA CARNE MALEDETTA
Mi sfrego la pelle. Pulisco questa carne maledetta.
Oh, quel vile tanfo di peccato che sembra grondare dall’interno.
Sento ancora l’odore del grasso bruciato e delle viscere ribaltate.
Oh, quel fetido puzzo di peccato sembra attaccato alla mia pelle.
La sua morte sarebbe ingiusta? Spero di no.
La sentenza può vacillare,
ma la fine ottenuta sarebbe da eseguire con impeccabile maestria,
proprio come vorrei che fosse la mia fine.
Prego che sia vicina,
poiché questo peso è diventato troppo greve da sopportare.
Vorrei poter accogliere la mia amica di lunga data.
La mia unica e vera compagna fino e nella fine.
Mi sfrego la pelle. Pulisco questa carne maledetta.
Oh, quale vile tanfo si alza dall’interno!
Sento ancora quei deplorevoli sguardi.
L’odore della loro paura.
Quel fetido puzzo di peccato sembra attaccato alla mia pelle.
La loro morte è stata ingiusta? Scommetto di no.
Un comportamento così deprecabile spiega molte cose.
Li abbiamo eliminati seguendo le migliori intenzioni.
Tuttora quelle stanze maledette risuonano delle loro urla strazianti.
E’ uno sforzo infinito e delirante?
Ferite dolenti e catene insanguinate.
Tutto ciò che ho ottenuto è stato inutile?
Questo chiassoso e delirante sforzo si ripete
e i fantasmi dei soppressi sono vincolati al mio dominio.
Prego che sia vicina. Il mio peso è angoscioso.
Accoglierei la mia amica fidata.
Risoluta compagna, leale nella grazia e nel dolore.
In pubblico e ai margini.
Mio sostegno durante la vita e la sorte.
Ti supplico, vieni a prendermi!
I HUNG MY HEART ON HARROW SQUARE – HO LASCIATO IL MIO CUORE IN HARROW SQUARE
Il carro che trasportava i dannati
procedeva a passo sostenuto.
Su di esso un gruppo di desolati e sconfitti
viaggiava nella foschia del mattino.
Tre uomini e due donne sulla strada verso la loro condanna,
a morire per mano mia prima che scoccasse mezzogiorno.
Ho lasciato il mio cuore in Harrow Square.
Le ho stretto il cappio intorno al collo e l’ho impiccata lì.
Con passo fermo e aggraziato
aveva salito le scale del patibolo
e mi aveva pregato di essere rapido e pulito,
prima di versare una singola lacrima.
Quest’atto divino e glorioso è servito a una fine empia,
predestinata per il nostro unico incontro.
Un gruppo a causa di cui passerò ore di tormento
a pentirmi nei secoli.
La mia sola e autentica perdita è stata quell’amata
che ho spedito in mezzo al fuoco e allo zolfo,
tra i tormenti e le fiamme,
ad affrontare l’aldilà senza che nemmeno ne conoscessi il nome.
Perdonami, mia cara! Sono il tuo devoto assassino.
Un povero in rovina in preda allo sfacelo.
Perdonami, carissima! Solennemente giuro
che è passato parecchio tempo da quando
ho vissuto quella terribile situazione in Harrow Square.
Quando ti ho stretto il cappio intorno al collo e ti ho impiccata lì.
Ho lasciato il mio cuore in Harrow Square.
Quando ti ho stretto il cappio intorno al collo e ti ho impiccata lì.
CROWING THE CYCLE – COMPLETARE IL CICLO
Adesso ascoltami, amico!
Non c’è del bene da trovare in questa palude.
La melma è profonda
e più scaverai in profondità,
più si appiccicherà alla tua anima e alla tua pelle,
facendo penetrare la macchia dentro di te.
Quando tutto sarà stato detto
ci ritroveremo tra morti reali.
Verremo tagliati fuori dal cammino
e verremo scelti mentre il mondo cospira
per vedere il cerchio concludersi.
Adesso ascoltami, amico!
Puoi trovare soltanto corruzione in questa palude.
Più ti dibatterai e più velocemente affonderai.
Abbandona la tua ricerca!
Se sarai prigioniero all’inferno,
starai peggio se saprai che è stato un bene.
Quando tutto sarà stato detto
e il sangue sarà stato versato
ci ritroveremo tra morti reali.
Verremo tagliati fuori dal cammino,
razza di gente spezzata e malconcia,
vittime dell’umore generale
e verremo scelti mentre il mondo cospira
per vedere il cerchio concludersi.
Sento la folla chiamare il mio nome
per soddisfare ancora la sua sete di sangue.
Un ultimo atto glorioso per porre fine
a questo lugubre e infausto patto.
E’ la nostra sentenza.
Il completamento del ciclo.
Il nostro epilogo finale.
La nostra sentenza e il completamento del ciclo.
La nostra ultima occasione di stare di fronte alla massa urlante.
Il sangue ha l’impeto del tuono.
E’ il nostro epilogo finale.
OF BRANDED BLOOD – DI SANGUE MARCHIATO
Sono qui sdraiato ad ascoltare i rumori di questa folle città.
Mi sono girato e rigirato per ore,
incapace di addormentarmi.
Cani randagi abbaiano.
Abbaiano e ululano come lupi fuori dalla mia finestra.
Abbaiano crudeli. Si dimenano malvagi.
Maligna razza scellerata.
Inseguono le ombre uno dell’altro,
come quella rabbiosa specie che chiamo miei simili.
Razza scellerata che abbaia crudele e si dimena malvagia.
Maligna razza diabolica.
Cattive menti malevole.
Il tanfo dei canali di scolo di mischia
a quello del fumo delle imponenti ciminiere.
Oscuri e crudeli. Si dimenano malvagi.
Maligna razza scellerata.
Si forma una densa nebbia nera che allude alle nostre anime.
Razza scellerata che abbaia crudele e si dimena malvagia.
Cattive menti malevole.
Per ore mi sono girato e rigirato in cerca di sonno,
terrorizzato da cosa mi aspetta.
Per giorni ho bramato di liberarmi dal tempo e dallo spazio.
Dall’abisso di un limbo mi sento chiamare
e ancora mi sforzo di arrampicarmi
verso i frammenti di un regno in rovina
per trattenere la mia essenza
e salvare la mia anima dall’inferno.
Nelle profondità del sonno un processo mi attende
per consegnare la mia arringa.
Una folla di giusti verrà inviata a consegnarmi
il verdetto con annessa condanna.
L’aria umida e stantia si infittisce.
Si scalda e mi soffoca.
E’ come il figlio indesiderato di una madre delusa e ipocrita
quell’abominio che a lungo ho servito.
Non c’è pace, né gloria da ottenere.
Soltanto un momentaneo sollievo dalle tensioni del mondo.
Già! Non c’è modo di sfuggire alle catene mentali
di un’anima data in pegno per una manciata d’oro.
Nel soggetto, distrutto non a causa dei pensieri, ma delle parole,
come fosse una statuetta rotta gettata in uno stampo,
per come il cambiamento possa avvenire, forzato o dovuto a eccitazione,
la mente ancora trattiene qualche quintessenza.
Una parte dell’essenza mantiene la presa sull’uomo spezzato,
in modo da strappare l’anima alla mano di ferro
e da pulire, epurare, lavare via quel marchio insanguinato.
Vi prego! Non piangete per me, sorelle,
perché troppi sono stati i miei errori!
Non disprezzatemi, fratelli!
Quel che è fatto è fatto.
Mi sono perso in una fredda notte.
Sono stato lontano a lungo
e delle mie azioni mi pento qui sulla mia sedia elettrica.
