A LESSER KING – UN RE MINORE
Un tempo un uomo distrutto chiese perdono
per tutti gli errori commessi,
ma il mondo non è incline a perdonare
coloro che mostrano le proprie debolezze.
Mascherati corriamo nel ventre della bestia giorno dopo giorno,
anche se, in fondo, per effetto delle leggi della natura,
tutti dobbiamo crollare.
I richiami di un re minore
riecheggiano nell’oscurità
e presagiscono la mia triste e nuda verità.
Mi contorcerò per il tocco della libertà a cui aspiro,
finché la mia voce non urlerà più in queste valli.
Ma da me non nascerà mai una bellezza più grande
di quella dell’alba del giorno,
poiché il buio genitoriale non genererà mai una luce vincolante.
Nel mio cuore non c’è altro
che fatica non ripagata e desideri insoddisfatti.
La fine meravigliosa non ci legherà mai,
finché resterò bandito nelle ombre.
Una mano equa mi ha tolto la corona dal capo
e ha frantumato la grande illusione.
Sono solo tra le braccia della finitezza
e una ragione d’orgoglio non è mai stata raggiunta, né data.
La sovranità non è mai stata offerta, né richiesta
e ora non sono altro che un povero bifolco,
poiché una mano equa mi ha tolto la corona dal capo.
Sono un re minore, indegno della tua dolce carezza.
Donami la forza di non inginocchiarmi davanti a nessuno!
Sono un re minore, indegno del tuo soffice abbraccio.
Donami la forza di non inchinarmi davanti a nessuno!
STORIES TO FORGET – STORIE DA DIMENTICARE
Con orgoglio avanzo tra le ombre a testa alta,
ma ancora mi ritrovo tra le temibili braccia della trepidazione.
(Ancora e ancora).
Quando sigillo queste pagine con un sospiro,
piango la mia profonda perdita di innocenza.
Una maledizione può diventare una benedizione,
perché con ogni parola ho scritto la storia.
Ho collezionato cicatrici di una vita insulsa
in parole scarabocchiate malamente.
Ascoltami, all’indomani di una speranza perduta nel tempo!
Ti sto raccontando storie da dimenticare.
Eppure ancora vedo il tuo sguardo affondare nel mio in ogni singola riga.
Per liberarmi dal dolore
continuo disperatamente a urlare nel vuoto
le delusioni di un triste pessimista.
Sussurri di morte e dolore.
Tragici pensieri.
Devo trasformarli in versi per poter scappare.
Non possono essermi evitati,
così immerso tra dubbi e disperazione.
Fogli accartocciati sono disseminati sul pavimento,
mentre compongo questi enigmi.
Braci ardenti mi fuoriescono dalla gola
per poter affrontare il dolore
e respirerò finché la penna
riuscirà a dare un significato al caos
e l’inchiostro non sarà asciutto.
Pur tracciando allegorie per un’altra breve tregua,
non potrò arrivare alla fine di questo stanco capitolo.
Ascoltami, all’indomani di una speranza che si è dissolta!
Ti sto raccontando storie da dimenticare.
Eppure ancora sentirò la tua voce addolorata riecheggiare con la mia
in ogni singola riga, fino alla fine del tempo.
Ascoltami, all’indomani di una speranza che si è dissolta!
Ti sto raccontando storie da dimenticare.
Eppure ancora sentirò il tuo cuore che batte all’unisono col mio
fino alla fine del tempo.
PARTING WAYS – STRADE SEPARATE
Iniziò come un’avventata ricerca di affetto e fiducia.
Una cura per l’infelicità e l’immenso vuoto interiore.
La fuorviante affinità di due anime solitarie
che desideravano comunione e calore per mitigare l’afflizione.
Siamo stati colti dalla delusione,
pur sperando di costruire un futuro migliore,
tra sentimenti divenuti qualcosa che non poteva esistere.
Nei momenti in cui l’amore non è sufficiente,
il dolore porta a strade separate che lentamente divergono.
Così, notte dopo notte, abbiamo cominciato ad andare alla deriva,
finché non è restato altro che afflizione.
Per prosperare, qualcosa doveva essere sacrificato,
ma non ha vacillato.
Abbiamo mantenuto le distanze.
Barcollando sulla sommità delle rovine,
abbiamo sperperato la nostra preziosa devozione.
Facendoci del male, soffrendo,
sebbene mai corrisposti nei silenziosi momenti di pausa.
Promettendo di riparare ai nostri errori,
ma troppo deboli per accettarli veramente,
privi di forze, possiamo anche aver provato rimorso,
senza mai davvero imparare dai nostri sbagli.
Alla fine di tutto questo nessuno ha colpa,
mentre ci dividiamo lungo un triste e solitario cammino.
MONO NO AWARE – MONO NO AWARE*
Nessuna indolenza ci tratterrà qui.
Nessuna consolazione sarà mai abbastanza.
Frantumeremo la falsa volta dei cieli
e daremo forma a nostra immagine
al più grande di tutti i sacrifici.
Alla fine siamo liberi dalla tribolazione
e osserviamo il lutto inciso sulle nostre tombe.
In rispetto dei nostri riti di passaggio
sono le ultime sillabe dei giorni passati.
Questi anni inutili non sono mai stati per noi motivo di sofferenza.
Come potremmo mai comprendere questa incalcolabile perdita?
Per dissolverci abbiamo dovuto fare un unico passo
nel presagio dell’abbraccio della morte che si avvicinava silenziosa.
A nostra insaputa la vena predatoria del tempo continua a strapparci
ciò che abbiamo di più caro e ciò che ci rende completi.
Al profilo luminoso ci siamo aggrappati disperatamente,
ma troppo presto siamo diventati fantasmi attirati dal crepuscolo.
Sembra sabbia.
La vita scivola tra le crepe.
Sulle orme più grandi lasciate alle nostre spalle
seguiamo percorsi senza fine.
E restiamo meravigliati davanti alla bellezza.
Se l’orgoglio non volasse mai via,
come petali nel vento,
né svanisse come l’effimero sbocciare della primavera,
come potremmo immaginare che tutto questo passerà?
Note: *(Concetto giapponese con cui si esprime coinvolgimento emotivo con la natura e nostalgia per i suoi cambiamenti)
THIS MIRAGE MY LIKENESS – QUESTO MIRAGGIO MI SOMIGLIA
La condizione di inquietudine di non essere nulla
è soltanto una maschera distorta nello specchio.
Vedo solo carenze se mi guardo.
La perfezione è troppo difficile da comprendere
e la felicità è troppo lontana da scorgere.
Mi serve un atto della provvidenza per stimarmi.
Invece mi sono costruito una coscienza colpevole.
La mia somiglianza non mi farà riposare
e sarà la tentazione di non guardare mai indietro.
Mi ride in faccia, mentre mi sforzo di trascinarmi più avanti.
Durante un breve momento sospeso nella luce chiara,
nella mia paura mortale ho creato un miraggio che mi somiglia.
E’ affascinante, ma sarà sempre fuori portata.
La fiducia deriva unicamente dalla percezione dell’altro
e le nostre azioni sono misurate e date per scontate.
E’ un’infinita lotta per essere riconosciuti e appagati.
Puntiamo a ciò che si nasconde sotto strati di illusione.
Cerco di andare oltre il velo della finzione,
ma inciampo e finisco per fissarmi sulla mia stessa pelle.
Testi richiesti da Kristian R.
