Oceanum

SURFACE – SUPERFICIE    

Cadono le foglie.     
Ne segue del fumo.    
E’ un dipinto di pioggia e di tristi paesaggi.    
Come decadono le foglie    
così fa la sua anima senza queste rive    
e l’oceano resta in attesa.    
Le cicatrici profonde gridano.    
Qui è dove egli affonderà     
nei suoi pensieri e nei suoi incubi.    
Tramandati sono quei nomi ossessionanti.    
Una muta paura.    
Le parole che ha pronunciato    
le ha pronunciate velocemente.    
Sono presenti riflessi di forme senza fine.    
I suoi pensieri sono quieti    
e ancora intonano le loro oscure canzoni.    
Fluttua lontano, ma ancora qui indugia.    
Tiene gli occhi aperti,    
mentre tutti gli altri continuano a dormire.    
E’ un uomo stanco alla ricerca    
e il suo combattimento prosegue.    
Le ferite appartengono a fantasmi    
che dimorano troppo in profondità.    
La luce abbaglia a intermittenza,    
come il faro della morte.    
I fantasmi lo osservano.    
Lo attirano verso un dolore mai visto.    
I nomi delle nostre paure sono incisi nei nostri cuori,    
come sfregi della vita.    
Vivono lì dentro    
e il senso di colpa non è mai davvero contenuto.    
Sotto il terreno     
nessun buco è troppo profondo per caderci dentro.    

UNVEILED – SVELATA    

Luci affascinanti attraversano il vetro della finestra.    
Sono, nella loro cupa illusione,    
intrappolate nel labirinto della vita e della morte?    
Spinte oltre e prese in mezzo,    
come falene che tendono alla fiamma    
in cerca di pace?    
Che almeno sia risaputo.    
E’ la mietitura di ogni forma di vita.    
Sono trascorsi milioni di anni    
e la verità viene svelata.    
Non saranno più costrette a rinascere.    
Vengono spinte in basso con delicatezza    
in un manto d’infinito,    
dove i parassiti sono il sole.    
E mentre l’universo si espande     
e i cicli si ripetono,    
sono come falene che tendono alla fiamma    
in cerca di serenità.    
Le luci meravigliose non raggiungono questa desolazione,    
sempre prigioniere del loro labirinto.    
Non c’è nessuna luce del giorno.    
Le vite che viviamo sono così spaventose.    
Prima che il sole sfolgorante si spezzi,    
i parassiti saranno cancellati.    

SCOTOMA – SCOTOMA*    

Fuori danza la neve,    
come in un ballo di spettri.    
Le pallide luci della città colpiscono l’asfalto    
come preghiere tra le rovine.    
I templi sono svuotati dei loro vuoti discorsi.    
Gli anni che passano giovano al dolore.    
Soltanto dei muri osservano la polvere sospesa,    
lasciata a vagare nella solitudine.    
Lo sguardo dimentica la luna nascosta dalle nubi    
e oltre queste mura così alte    
si vive e si muore in attesa di un’altra alba.    
Sogni e realtà, confusi e smarriti.    
Imprigionati, sotto comuni maschere,    
sul letto di morte dell’umanità.    

Note:    *(Difetto parziale della vista causato da una lesione)

BORDERS OF THEN AND NOW – I CONFINI DI IERI E DI OGGI    

Il vecchio orologio ticchetta sempre.     
Un secondo. Un minuto. Un’ora.    
E poi ancora.    
Un anno si perde nell’ignoto.    
Ieri e oggi. Sono andati perduti?    
Guarda in questi occhi estranei!    
Osserva l’oscurità profonda!    
Le nubi lentamente calano.    
Il battito delle pulsazioni è così impassibile.    
Rugiada e raggi di luce in questo primo mattino.    
La gravità mi preme addosso.    
Il chiarore dei giorni.    
Gli anni che mi passano accanto.    
L’ombra è così strana.    
E’ la realtà del mio tempo.    
Mi volto verso l’oblio    
e il bagliore della speranza è così fioco    
come mia guida agli incroci delle strade.    
Attenzione a sprofondare nel sonno!    
Nei nostri cuori tutte le linee     
sono tracciate col sangue sui muri interiori.    
Non sappiamo dove porti questa strada.    
Non sappiamo dova vada a finire.    
Quando sembra di essere immersi nell’autunno    
e sembra che esistano soltanto tempeste imminenti,    
guardo in questi occhi estranei,    
faccia a faccia con l’ignoto.    
Sui confini di ieri e di oggi    
non ho dubbi di quanto sia buio dentro,    
dopo tutti gli anni che mi sono passati accanto    
oltre la realtà del tempo.    
Non si può cambiare la propria storia    
e, anche sapendo che cosa dovrà accadere,    
ne sono strattonato.    
Vorrei parlare, ma non emetto un suono.    
Cerco di guardare oltre le pareti che ho intorno,    
sui confini di ieri e di oggi.    

THE HOPE IN SEVERANCE – SPERANZA IN UNA ROTTURA    

Prima che queste vite finiscano,    
durante il tempo delle nostre spoglie terrene,     
nelle lampade ad olio balenano le fiammelle.    
Dovremmo tornare ad assistere alla nostra nascita?    
Il cammino lungo le spirali della terra    
illumina molti volti e questi pensieri fantasma,     
mentre impariamo a parlare e a non ascoltare.    
Qui ci sono ben poche ragioni.    
Storie senza fine e interminabili ponti in fiamme    
che conducono alla rovina.    
Stanze piene di solitudine e menti ancora più sole    
immerse nella nebbia di ogni cosa.    
Cadere. Cadere. Cadere.    
Ancora una volta incontriamo il nostro destino,    
camuffato sotto una maschera,    
grigio sulla soglia e suadente con le sue bugie.    
Oltre questa oscura arte, dipinta con colori neri,    
ci sono i confini della gente perduta    
e di coloro che non riescono a tornare indietro.    
La tela è scura. La pittura svanisce.    
Parole senza risposta.    
Assenza e ricordo.    
Vuota e futile è la speranza in una rottura.    
Le domande vincolano tutti ad un’intervento non-umano.    
La morte è la benvenuta.    
Grazie alla pura e radiosa luce della morte    
esilio questo demoni in una tomba.    
Nell’oscurità a cui appartengono.    
Non abbiamo bisogno di una guida per proseguire.    
Tutti noi puzziamo di paura.    
Tutti noi puzziamo di morte.    
Non esistiamo più. Nessuno di noi.    
Non esistete più. Nessuno di voi.    
Siamo separati gli uni dagli altri.    
Tra le ombre di questo mondo defunto     
ci precipitiamo, pieni di timore    
nel lanciare un grido lontano.    
Come statue addormentate riceviamo le domande,    
ma non possiamo scegliere niente    
e abbiamo tutto da perdere.    

JUST A NAME – SOLO UN NOME    

Sento l’orgoglio che mi sommerge    
e sono uno stupido.    
La mia ignoranza mi nutre    
e rifiuto i gesti d’aiuto.    
La bellezza non sarà più la stessa    
dopo che tutto questo sarà emerso.    
Con gli occhi chiusi continuerò a invecchiare    
e a erigere il mio muro.    
Entro queste pareti la mia mente è lucida.    
Non ho bisogno di gesti d’aiuto,     
ma a nessuno rivelerò quanto sono stupido.    
Soltanto un nome.    
Voglio dimenticare.    
Soltanto un nome.    
Non posso vivere senza.    

AT THE END OF THE BLACK RIVER – ALLA FINE DEL FIUME NERO    

Qui alla fine del fiume nero    
i movimenti sono comuni alla disperazione.    
Siamo caduti, sotto la costellazione del leone,    
dove il silenzio dimora sulle acque.    
Dove un tempo s’immergeva con la luce.    
E’ ancora non capiamo quanto sia lugubre il sipario.    
Ancora non capiamo quanto il velo sia sottile.    
Qui alla fine del fiume nero e dentro di noi.    
Siamo faccia a faccia con la paura di vivere.    
Siamo faccia a faccia con la morte e il tempo.    
Questi anni tra le ombre sono stati puri e semplici,    
nell’assenza di dolore,    
ma ora, privati di ogni promessa,     
viviamo sotto questa luna per essere spazzati via.    
Il buio diventa più buio quando si toccano le acque del fiume.    
La corrente si fa più impetuosa    
man mano che la vita appassisce.    
Abbiamo paura di separarci dalle sofferenze terrene     
non appena il fiume sussurra il nostro nome.    
Le acque si purificheranno nella luce della luna    
e quando non ci sarà più nessuno, il tempo cambierà,    
lasciandoci a frugare tra distanti ricordi,    
anziché in questa oscurità e tra questa ruggine.    

WHAT IF IT HURTS – E SE FACESSE MALE?    

Potresti non riuscire a vedere     
attraverso questa vecchia pelle.    
Le cicatrici non spiegano il dolore che c’è in profondità.    
So che a non agire le cose peggiorano.    
Dimmi! E se facesse male?    
So dove poter nascondere il mio senso di colpa e la vergogna    
e come ignorare quegli occhi che mi parlano di sofferenza.    
Starò indietro e aspetterò che bruci.    
Continuerò a guardare altrove. E sa facesse male?    
Ti ho mostrato le mie ferite dove mi hai toccato,    
ma questi tagli corrono troppo profondi.    
E se anche il dolore e il rimorso regredissero,    
comunque avrei paura. E se facesse male?    

 

Testi richiesti da S. N.

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