Elevate

OPIATE – NARCOTIZZARE

Immagini sferzanti mi attraversano pulsando
e vibrano a una frequenza perduta.
Scene di un passato lontano
che mi hanno lasciato più di una ferita.
Non posso fingere di essere la stessa.
Eppure ancora creo tempeste in un bicchiere
e incendio il cielo,
totalmente inconsapevole che il vetro possa rompersi
e il fuoco possa piovere su di me.
Che il dolore e la paura sappiano compromettere
tutto ciò che sfiorano.
Scorrendo le immagini, innumerevoli persone mi stordiscono.
Mi narcotizzano e mi galvanizzano.
Mi sento così perduta nel mezzo di questa eco
che non saprei più descriverla.
Non so ancora spiegarmi perché
le mie mani siano piene di cicatrici
e come qualche frammento di vetro
possa aver causato un simile versamento.
Sono ancora, e lo sarò sempre, una vittima del mio modo di essere.
Che piova su di me!

ABLAZE – IN FIAMME

Non è mai stato sprecato sangue
su una lacrima del mattino,
versata, dipinta o glorificata.
Più forte della gravità
e più luminosa dell’alba,
si rivela la profetessa, superficiale finzione,
che vive di sogni infranti.
Distendendo le braccia verso il profondo infinito,
troppo lontano da raggiungere
e troppo vicino da percepire,
le ali di cera si sciolgono con facilità.
La pelle frigge e gli occhi bruciano
e, anche se precipiteremo dal cielo,
continueremo a guardare verso l’alto.
Moriremo in fiamme e il sole resterà la nostra meta.
Troppo lontano da raggiungere
e troppo vicino da percepire.
Le aspettative deluse sanno di perdizione,
fragili come ossa dove le lacrime e l’acqua si fondono.
Si vive di sacre speranze dolorose,
che spurgano l’essenza della sconfitta
e di piume divine che cadono dall’alto.

CROWS AND CRANES – CORVI E CICOGNE

Sembra il precipizio di una scogliera.
(Come ci sei finita lì?)
Nient’altro da vedere che lo spazio vuoto che mi fissa.
(Sei sola e lo sai).
L’aria è gelida. Sento i polmoni congelare.
(E’ colpa tua e te lo meriti).
Forze più intense della gravità continuano a spingermi.
Non sono nemmeno qui, diretta verso il nulla.
Questo è dolore?
I corvi assomigliano a cicogne?
Vengono a banchettare o a liberarmi?
E’ come annaspare in cerca d’aria quando affoghi.
Come bere del veleno sperando che non mi uccida.
Come cadere e capire che è troppo tardi.
So che cosa mi aspetta fin dall’inizio
e non c’è nulla che valga la pena salvare.
Spalanco le ali un’ultima volta,
ma non per volare.

SINESTESIA – SINESTESIA*

Gocce di sentimento stillano sulla fronte dell’incuria insoddisfatta.
(Colpa della pendenza).
Una grana simile a sabbia ha reso granuloso l’esorcismo del rimpianto.
(Infausta salvezza).
Lasciati a morire.
La massa è più avanti.
E’ la minaccia del futuro.
Una stanza vuota senza vie d’uscita.
Porte spalancate che non servono, (finché non si allaga).
Il tempo si esibisce nella sua danza per la platea silenziosa
e mostra colori ancora da gustare, sconosciuti ai più.
L’opprimente paura dell’ignoto.
L’ancestrale necessità di ricordare.
Lasciati a morire.
La massa è più avanti.
E’ la minaccia del futuro.
Manca lo spazio.
Niente da ricostruire.
E’ il decadimento dell’ordine.
Lasciati a morire.
La massa è sconcertata.

Note: *(Percezione simultanea di sensi diversi rispetto allo stesso oggetto)

5 A.M. – 5 DEL MATTINO

Ho ricominciato per la milionesima volta.
Ricordo di averci pensato e di avergli dato un’opportunità.
In questo quieto silenzio sento una fievole ninnananna.
E’ il momento per me di finirla. Di desistere e chiedere scusa.
Almeno a te.
Non sono stata quella che speravo avresti ammirato.
Voglio soltanto farti sapere, ovunque tu sia,
che mi dispiace per tutto.
Per aver sprecato malamente il tempo.
Per aver litigato sul nulla.
E’ difficile per me
e non so nemmeno se stai ascoltando.
Per tutte le volte che mi sono arresa.
Per tutte le volte in cui sarei dovuta restare.
Ora penso di essermi persa così a lungo,
che l’unica luce che vedo è quella che fa capolino tra le tende,
mentre ti scrivo alle 5 del mattino.
Gli anni sono passati e sono ancora qui,
sperando di poter migliorare
e di rivederti apparire,
nonostante ormai le lacrime siano diventate ricordi.
Vorrei e spero che tu mi possa perdonare, ovunque tu sia.
Vorrei e spero che tu possa essere orgoglioso di me.
Se tornerai, sai dove trovarmi.
Sarò qui ad aspettarti fino alla prossima volta, amore mio.
Buonanotte!

HYPERBALLAD – IPERBALLATA

Viviamo su una montagna, proprio sulla cima.
C’è una vista magnifica qui sulla vetta.
Ogni mattina cammino fino a un precipizio
e getto giù piccole cose,
come pezzi di macchina, bottiglie e posate
o qualunque cosa trovi lungo il percorso.
E’ diventata un’abitudine.
Un modo per cominciare la giornata.
Lo faccio prima che ti svegli,
così posso sentirmi felice di essere al sicuro quassù con te.
Al mattino presto nessuno è sveglio.
Torno alla scogliera e getto giù le mie cose.
Ascolto il rumore che fanno durante la caduta
e le seguo con lo sguardo fino a che si schiantano.
Immagino quale rumore potrebbe fare il mio corpo
sbattendo contro le rocce.
E quando atterrerebbe, i miei occhi sarebbero aperti o chiusi?
Mi sento al sicuro quassù.

THESEUS – TESEO*

La vista è un semplice mezzo per elaborare la realtà.
L’oppio della ragione.
Ho bisogno di frenare il decadimento che mi circonda,
compromesso dal tempo.
Obnubilata, in un certo senso la morte non mi è estranea.
Annichilita, posso ammirare il mondo svelarsi e diventare chiaro.
Ascendere. Discendere.
Il cielo ai miei piedi.
Il nostro riflesso è un incubo per anime perse come me
e ogni logica ferrea viene relativizzata.
Sono le fiamme immortali di un’umanità demolita e cristallizzata.
E’ il dedalo di Cnosso.
Scappa, Teseo!
Ora mi è chiaro.
L’universo è nato e io morirò al centro di esso.
Ho creato la mia stessa geometria.
Ho capito. Ho capito.
Tu non capisci.
Bene. Nemmeno io.

Note: *(Personaggio mitologico greco che si offrì di uccidere il minotauro)

WINDOWPANE – VETRO DELLA FINESTRA

Ci sono momenti in cui l’alba improvvisamente
bussa alla dimora delle stelle.
Sarò lì ad osservare un nuovo giorno che viene partorito
e tutt’intorno, nella quiete, il mio cuore si farà più pesante.
In un battito di ciglia sarò lì.
Ricordare quei giorni è come fissare luci baluginanti.
Scintille di una luce al neon che va in frantumi.
Il ventre ricomincia a farmi male.
Come se una scolopendra non se ne fosse mai andata
e ancora mi corresse addosso.
Quando è arrivata aveva i tuoi occhi
ed ero contenta di poterli vedere ancora una volta.
Quando è arrivata aveva il tuo bagliore.
Io ero il crepuscolo e tu eri l’alba,
fino alla fine di tutto.
Se ti facessi attraversare la nebbia
non dormiresti mai più.
Scommetto che resteresti lì paralizzato
a causa del disastro che abbiamo combinato.
Osserveresti tutti i centipedi che hai generato,
ma non ne sarebbe valsa la pena.
Quando è arrivata aveva i tuoi occhi,
ma ora l’azzurro è per il cielo
e non più per farti reclamare la tua iride.
Quando è arrivata aveva i tuoi occhi
ed ero contenta di poterli vedere ancora una volta.
Quando è arrivata, lo giuro, aveva il tuo bagliore.
Io sono l’alba e tu sei il crepuscolo.
E’ spuntato il sole
e un nuovo giorno ha inizio.

ELEVATE – ELEVARSI

(Quando scende la nebbia
e il gelo ti penetra nelle ossa,
facendoti rabbrividire fin nell’animo,
ti ritrovi a vagare nelle regioni dei tuoi pensieri.
Ti fermi, ostacolato dal tuo stesso vento
e inizi a chiederti dove sei stato.
Sul momento allora, spaventato e solo,
capisci che è giunto il tempo).
Non è un’avventura, né un’impresa nobile,
ritrovare te stesso.
Non c’è una damigella in difficoltà,
né una favola da raccontare.
Nient’altro che la volontà di elevarti.
Il tempo è giunto.
E’ più facile a dirsi che a farsi.
Non c’è altro che devi a nessuno.
Allora perché è così difficile farsi beffe
dei dardi che hai piantato nel tuo cuore?
Con cura, atrocemente bloccato,
un singolo movimento sopporterà il dolore sfacciatamente.
La tua mente soffre intensamente,
contrariata dal sangue che sgorga.
Mai avresti pensato che una scheggia potesse cadere
e spaventarci tutti,
ma come è possibile scappare da un luogo
a cui non si sapeva di appartenere?
Non c’è altro che una vita
con un indice di sopravvivenza basso o dello zero.
Nient’altro che la forza di elevarti.
E’ più facile a dirsi che a farsi.

ROOTS – RADICI

Avvicinati e ammira!
Combatti il tuo rifiuto!
Ogni parte qui ha un suo ruolo.
Non ti accorgi quanto assomigliamo
alle radici che penetrano nel terreno?
Respiriamo tutti insieme,
inconsapevoli e impassibili di fronte alla vita passata nel travaglio.
Siamo una cosa sola,
come un unico cuore che batte.
Come un intero nell’opera deperita della natura.
Il magma è al limite e brucia fino al nucleo.
Un sostegno per l’ignoto.
Portatori di vita e poi portatori di funzione
si scontrano sotto e sopra la terra.
Forgiati dalle stelle e cresciuti in un tempo sacro,
i portatori del codice sono descritti come ultraterreni.
La chiave della comprensione di Dio
ha sempre riposato beatamente sui nostri palmi.
Come le foglie che mutano al passare delle stagioni,
così scaviamo le nostre tombe splendidamente esposte.
Le sfumature del suolo che ci è stato promesso
sono sempre diverse da che siamo nati.
Il magma è al limite e brucia fino al nucleo.
Un sostegno per l’ignoto.
Portatori di vita e poi portatori di funzione
andranno per sempre alla deriva da soli.

AURORA BOREALIS – AURORA BOREALE

E’ più facile. Sta diventando più facile.
Mi è sempre stato detto che sarebbe stato più facile.
Le parole si dissolvono nel caldo cielo azzurro,
spazzate via dalla pura brezza estiva, tipica del 18 Giugno.
Più facile. Sarebbe dovuto essere più facile.
Ogni patto ritorna sotto forma di debito
e fluttua lontano come una bugia.
Osservando tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle,
mi tornano alla mente quelle notti gloriose.
Nemmeno le luci dell’Aurora boreale sono facili da trovare.
Nemmeno i malinconici e suggestivi fuochi appaiono ogni volta.
Come posso ancora credere
che “facile” sia una parola che mi si adatta?
Poteva essere più facile scappare via,
ma non potevo sopportare di lasciare queste terre all’abbandono.
Le ho coltivate coi semi del mio cervello e delle mie vene.
Le ho coltivate con le lacrime, il sudore e il dubbio.
Più facile. Sarebbe dovuto essere più facile
affrontare la tua assenza senza uno straccio di rimpianto.
Osservando tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle,
mi tornano alla mente le luci del nord.
Nemmeno le luci dell’Aurora boreale sono facili da trovare.
Nemmeno i malinconici e suggestivi fuochi appaiono ogni volta.
Come potevo credere che ce l’avremmo fatta?
Come ho potuto essere così ingenua e non arrendermi?
Come ho potuto credere che avessimo qualche speranza?
Come ho potuto sognare le stelle luccicanti lassù?
Come ho potuto credere
che “facile” sia una parola che mi si adatta?

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