Anv

TARANOÍAS – TARANOÍAS*

Ecco! Questi siamo noi!
Orfani ed abbandonati.
Ci aggrappiamo a ogni fuscello
e ansimiamo alla ricerca di una speranza rassicurante.
Azioniamo il supporto vitale
mentre desideriamo un conforto narcotico.
Sigillati in gusci vuoti,
siamo sordi ai rintocchi delle nostre campane.
Bramiamo la distrazione
e ci rifugiamo nell’illusione,
mentre l’avidità e la cattiveria
hanno riempito il calice della fine.
Verso il bagliore di una notte senza stelle
ci lasciamo trasportare dai tuoni diamantini
e nell’esplosione si solleva la nebbia sul nostro vero io.
Quando le pareti si stringono
e lo spirito si spinge più avanti,
il divario promesso si allarga.
Un sogno sedato ormai moribondo
si diffonde nella marea del tempo
e l’oscura luce clandestina
è portata da un’eterna volontà
oltre l’origine o la fine.
Quando l’ispirazione diventerà silenziosa
e desidererai la redenzione,
il mondo senza Dio tremerà
e davanti alle fiamme si sveglierà.
Nella rovina e nel dolore.
Nel travaglio e nello stupore.
Nella notte della luce di un sole nero
ci lasciamo trasportare dai tuoni diamantini
e il velo del tempio si strapperà in due.

Note: *(Nella mitologia celtica Taranis è il dio del tuono e dei cieli)

THE PRODIGAL ONES – I PRODIGHI

Le stelle non guidano più il loro viaggio
e le ombre danzano dove un tempo regnava la luce.
Gli occhi che una volta veneravano la notte
hanno dimenticato i sogni radiosi che facevano anticamente.
I sussurri si sono dissolti nei venti antichi
e le storie narrate nel passato sono scomparse.
I bambini si sono perduti nel buio della notte,
allontanandosi dal regno luminoso dell’aurora.
Perché siamo spezzati
e ci siamo svegliati col crollo dell’io.
I bambini dimenticati vagano smarriti.
Canzoni recondite.
Mani silenziose.
Echi delle richieste del cuore.
Quando il crepuscolo chiama, l’oscurità si espande.
Siamo persi in territori romiti.
Perché siamo spezzati
e ci siamo svegliati col crollo dell’io.
I bambini dimenticati vagano smarriti.
Perché siamo spezzati
e benedetti agli occhi del Senza nome.
Siamo i preannunziati.
E’ il ritorno dei prodighi.
Voci tintinnanti esitano nella nebbia.
Una volta fiamme vivaci, ora sono cupe e fredde.
Le anime vagabondano attraverso giorni oscuri,
perse tra parole mai pronunciate.
Orfani rinnegati di un mondo desolato.
Siamo spezzati.
Siamo stati preannunciati.

ANV – ANU*

Torna, mio caro!
Torna e non abbandonarmi!
Torna da me, mio caro e prezioso
e se tornerai vedrai la gloria!
Ho viaggiato ovunque
e ho urlato il tuo nome.
Ho parlato di te e ho diffuso il tuo nome
e ti ho sempre amato incondizionatamente.
Ma tu hai rifiutato il bene e la vita
in nome dell’oro e dell’argento.
Hai respinto il cuore della compassione
e hai voltato altrove il tuo sguardo avido.
Torna, mio caro!
Torna e non abbandonarmi!
Se tornerai oggi o in futuro,
torna nel rispetto dell’ordine con cui sei stato creato!

Note: *(Nella mitologia celtica è la dea della terra, dell’abbondanza e della fertilità)

PREMONITION – PREMONIZIONE

Sotto un firmamento sulfureo assetato di sangue
si estende una terra morta sotto i nostri piedi.
Nubi plumbee.
Centinaia di fauci che strappano, gemono e sbavano sulle viscere.
Il cielo pallido freme delle urla agghiaccianti
degli afflitti e degli sconfitti
e le grida senza vita di ombre spettrali
ci stordiscono con la loro rabbia,
mentre si profilano all’orizzonte.
Fianco a fianco appaiono,
storpi e depravati,
ma ancora intimi e cari.
Furenti e lugubri,
ma ancora pieni di paura.
Padre e madre.
Figlia e figlio.
Sangue del mio sangue
e cuore del mio cuore.
Non eravamo una cosa sola?
Dalla grazia ora siamo stati dilaniati.
Quando il giostraio ruggisce la seconda volta e una di più,
il dolore accoglie l’ira e digrigna i denti
non appena le fila si scontrano
con il malefico demone solo sul campo di battaglia.
Fianco a fianco appaiono,
storpi e depravati
e tremano di paura.
Sapienza, che tu possa accorgerti di te stessa!
La morte è soltanto una tappa nel mezzo della vita eterna.
Sono tutto.
Sono io.
Non sono niente.
Sono svanito.
Sono nato.
Sono in pezzi.
Sono disperato.
Sono rinato.

AWEN – AWEN*

Quando l’eco del frastuono dei passi
riecheggia tra le tristi pareti di pietra
lungo la strada dell’addio,
la fine si rivela.
Si marcia senza sosta, come per liberarsi,
verso l’immenso vuoto oltre la luce dell’alba.
Poiché la fine è giunta quando il tempo è finito,
guardate il sentiero preannunciato!
Quando giungerà il tempo della fine vedrete.
Sentirò l’awen cantare
in un cosmo pieno di venerazione?
Potrò toccare ancora la terra con meraviglia
e accarezzare i sussurranti venti divini?
Pregate con fervore!
Potremo vedere l’eone promesso.
Quando il massacro diventerà storia,
i figli di Anu si riuniranno.
(E’ il grido dell’awen).
Tutto l’oro sul piatto della bilancia
e i complotti dei dannati
stanno cancellando gli déi esiliati
e il paradiso viene profanato.

Note: *(Termine celtico che indica l’ispirazione poetica)

ANAMCARA – ANAM CARA*

Poi la terra tremerà
e le voci degli déi verranno messe a tacere.
I frutti del suolo marciranno,
il terreno diventerà brullo
e l’aria si ammorberà di oscura stagnazione.
Ogni bontà svanirà,
ma una volta che tutto ciò sarà accaduto,
il Senza nome, creatore di ogni cosa,
contemplerà ciò che è successo
e fermerà il disordine con la controforza della sua volontà,
che è bene e purificherà il mondo dal male.
Lo spazzerà via con le inondazioni
e lo consumerà con le fiamme più furiose.
Lo estirperà con la guerra e la pestilenza
e così riporterà la terra alla sua forma originaria.
Il cosmo allora verrà ritenuto nuovamente degno
di adorazione e innocente venerazione.
Sarà una sacra e maestosa guarigione della natura,
operata nel corso del tempo.

Note: *(Termine celtico che significa “profondo e spirituale legame tra due anime”)

THE HARVEST – IL RACCOLTO

Inscalfibili e blindate,
le scatole intorno alle loro teste
li rendono isolati e confinati
e vincolati all’ego fino al midollo.
Nel delirio gira la giostra delle loro menti da scimmia
e la loro coscienza è incrostata dall’illusione ottica.
Con deprimenti ignominie ed empie derisioni
danzano sulle tombe di coloro che hanno reso schiavi.
Il famelico bagno di sangue lascia tracce
che si fanno beffe dell’esistenza,
poiché coppe d’ira sono state trovate tra le loro mani.
Tutto il dolore e la morte.
La caccia e la distruzione.
Nulla è stato vano.
Ad ogni colpo della falce trebbiatrice
il raccolto porrà fine a questo regno di sangue.
I loro sguardi si sono allontanati dai cieli.
Dai sottovalutati e dagli oppressi.
Da tutto ciò che è fottutamente ostile
fino alla natura dell’anima.
Hanno lasciato la terra devastata e bruciata
a causa della loro maledette razzie,
poiché coppe d’ira sono state trovate tra le loro mani.
Tutto il dolore e la morte.
La caccia e la distruzione.
Nulla è stato vano.
Ad ogni colpo della falce trebbiatrice
il raccolto spezzerà queste catene di annientamento.
(Non resterà niente a parte parole incise
e soltanto le pietre parleranno della loro devozione).
Tutto il dolore e la morte.
La caccia e la distruzione.
Nulla è stato vano.
Ad ogni colpo della falce trebbiatrice
il raccolto spezzerà queste catene di annientamento.
Il silenzio, la luce, il respiro.
La morte placherà questa sofferenza struggente.
Ad ogni colpo della falce
il raccolto porrà fine a questo fottuto regno.

ALL IS ONE – TUTTO E’ UNO

Mentre il crepuscolo scende sul nemeton*,
l’incantesimo del nodo** divampa
e mi addentro nel boschetto,
volando in alto e scostando il velo.
Quella luce spettrale è così pallida.
Soffoco il bagliore accecante nel buio assoluto
e sul sentiero tortuoso mi lascio il clamore alle spalle.
Perché tutto è uno e l’uno è unico.
La mano si agita tessendo un nodo senza fine,
perché tutto è uno e lo sarà per sempre.
Oh, nero sole della notte! L’unico.
Perché tutto è uno.
Quando i corvi gracchiano
il grigio velo separatore viene squarciato in due davanti ai miei occhi.
L’immensità sorge
e l’infinita ispirazione sono io.
“Un essere umano è parte del cosiddetto universo.
Una parte limitata nel tempo e nello spazio.
Fa esperienza di sé, dei propri pensieri e sentimenti
come qualcosa separato dal resto,
in una sorta di illusione ottica della coscienza”.

Note: *(Nelle religioni celtiche indica uno spazio sacro, come un bosco o una radura)
**(Rito druidico che si esegue con un pezzo di corda)

AEON OF THE CRESCENT MOON – EONE DELLA LUNA CRESCENTE

Nella completa oscurità riecheggia un eterno bagliore.
Presto sbocceranno i bucaneve
e il cervo si sveglierà dal letargo.
Osservate la rinascita del cosmo!
La nuova creazione attraverso le mani del Senza nome.
La luce della luna crescente giunge
incendiando la propria scia,
nelle tenebre fino al declino,
verso un pallido cielo limbonico.
(Accadrà) quando l’ultimo falcetto dorato verrà brandito
e l’ultimo rametto di vischio verrà tagliato.
Quando due pugnali trafiggeranno il cuore
e le pietre ricominceranno a colpire.
Allora sorgerà l’eone della luna crescente.
Egli, che è uno e unico e tutto,
selezionerà e separerà la pula dal grano.
Distruggerà aureole e risanerà occhi ciechi
e le parole litiche risorgeranno ancora.

THE PROPHECY – LA PROFEZIA

Poi la terra tremerà
e le voci degli déi verranno messe a tacere.
I frutti del suolo marciranno,
il terreno diventerà brullo
e l’aria si ammorberà di oscura stagnazione.
Ogni bontà svanirà,
ma una volta che tutto ciò sarà accaduto,
il Senza nome, creatore di ogni cosa,
contemplerà ciò che è successo
e fermerà il disordine con la controforza della sua volontà,
che è bene e purificherà il mondo dal male.
Lo spazzerà via con le inondazioni
e lo consumerà con le fiamme più furiose.
Lo estirperà con la guerra e la pestilenza
e così riporterà la terra alla sua forma originaria.
Il cosmo allora verrà ritenuto nuovamente degno
di adorazione e innocente venerazione.
Sarà una sacra e maestosa guarigione della natura,
operata nel corso del tempo.

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